GELSO NERO (Morus nigra)

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di Anna Pagliarone

Il gelso nero (Morus nigra) è un albero da frutto, che non richiede particolari cure e si adatta bene a qualsiasi clima. Nel mese di giugno produce delle more dolcissime da consumare fresche!

Le gemme di Gelso nero agiscono sulle funzioni pancreatiche, sul metabolismo glucidico e nelle dismetabolie a prevalente componente pancreatica con disturbi correlati alla resistenza insulinica. Sono utilizzate nel trattamento del diabete florico (tipo II), stimolano la secrezione esocrina ed endocrina del pancreas e hanno funzioni immunomodulanti e antiflogistiche, anche in casi di disimmunosi a carico del tratto gastroenterico.

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La loro prescrizioni può evitare l’insorgenza dell’aterosclerosi come complicanza del soggetto diabetico. Il gelso nero possiede anche un’azione antiossidante e intermedia in casi di aterosclerosi concomitanti a stati dismetabolici di tipo glucidico e/o lipoprotidico.

E’ un rimedio importante ma è limitato a una sindrome biologica che comprenda la compresenza di tutti gli scompensi biologici: glucidico, lipoprotidico, protidico e trombofilico, qualunque ne sia la causa.

 

Curiosità

Secondo Plinio e Dioscoride, il gelso costituiva una cura contro la diarrea. combatteva i parassiti intestinali e le foglie tritate e con l’uso di un po’ d’olio venivano applicate sulle ustioni.

Nella metamorfosi di Ovidio, il gelso nero tratta della drammatica storia di due giovani babilonesi: due giovani si amavano teneramente e trovavano spesso presso una fonte all’ombra di un albero di gelso. Di nascosto, perchè le famiglie come nell’opera di Shakespeare “Romeo e Giulietta” contrastavano questa unione. Un giorno Tisbe (nome della giovane innammorata) arrivata per prima alla fonte, scorse una leonessa e fuggì spaventata, lasciando cadere il velo che la ricopriva.

La belva lacerandolo lo arrossò del sangue di una preda che aveva precedentemente uccisa. Poco dopo arrivò Piramo (nome del giovane) trovò il velo e credette che Tisbe fosse morta per colpa sua. Disperato si trafisse il cuore e il suo sangue schizzò le more del gelso. Quando Tisbe tornò e vide l’accaduto maledì l’albero: “porterai per sempre frutti scuri in segno di lutto per testimoniare che due amanti ti bagnarono con il loro “sangue” e si trafisse con la stessa spada usata da Piramo.

Da allora i frutti del moro nero prima bianchi poi rossi, quando maturano assumono un colore porpora scuro. Se Ovidio attribuisce a questa leggenda un’origine asiatica è perchè il gelso nero proviene da Sud, nel Caucaso, dal Mar Caspio, dall’Armenia e dall’Iran del Nord. Da lì, la sua coltivazione fu diffusa in nord-Africa, poi nella Spagna e in Italia, ma la seta ottenuta è di scarsa qualità.

 

 

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