- start adv -   - end adv -
- adv -

Agronomo, modello e attore, dopo il titolo de Il Più Bello d’Italia Andrea Candeo guarda al 2027 con Sempre Verde, un libro dedicato alla tutela del verde urbano e pubblico. L’impegno per l’ambiente e gli animali, il riconoscimento “Segni di Pace”, la televisione e una vita sentimentale oggi da single. A DiTutto.it si racconta senza maschere: «La bellezza attira l’attenzione, ma poi bisogna vedere cosa rimane».

Essere belli può essere un ottimo biglietto da visita. Ma nel caso di Andrea Candeo, eletto nel 2024 ad Alassio Il Più Bello d’Italia, fermarsi all’aspetto esteriore significherebbe raccontare soltanto una parte della storia.

Agronomo, modello e attore, Candeo ha scelto di utilizzare anche la propria visibilità per portare avanti una cultura green fondata sulla salvaguardia degli ecosistemi, sulla biodiversità e sul rispetto degli animali. Nel 2027 arriverà poi in libreria Sempre Verde, un progetto editoriale nel quale metterà a disposizione le proprie competenze professionali attraverso consigli e indicazioni utili per la tutela del verde urbano e pubblico.

- start adv - - end adv -

Un percorso che nel 2026 gli è valso anche il Diploma Onorifico “Segni di Pace”, promosso dalla Cattedra della Pace di Assisi, per il suo impegno nella sensibilizzazione ambientale e nella tutela degli animali. Ed è proprio dagli animali che comincia la nostra conversazione.

Andrea, da “Il Più Bello d’Italia” a un impegno sempre più forte per l’ambiente. Quanto conta oggi per te utilizzare la popolarità per trasmettere anche dei messaggi?

«Molto. La visibilità, se hai la fortuna di averla, secondo me acquista un valore diverso quando riesci a utilizzarla anche per qualcosa che vada oltre te stesso. Io sono un agronomo e l’ambiente fa parte della mia vita professionale prima ancora che di quella pubblica. Parlare di natura, biodiversità, verde e tutela degli ecosistemi non è quindi qualcosa che ho costruito intorno al mio personaggio: appartiene a quello che sono e a ciò in cui credo. Se attraverso la mia immagine riesco a portare una persona in più a riflettere su questi temi, per me ha già un senso.»

In questa visione rientra anche il tuo impegno a favore degli animali.

«Assolutamente sì. Non possiamo parlare di tutela ambientale dimenticandoci degli animali. Un ecosistema vive di equilibri e noi esseri umani dobbiamo smettere di considerarci qualcosa di separato o superiore rispetto a ciò che ci circonda. Proteggere la fauna, la flora e la biodiversità significa in realtà proteggere anche noi stessi e il nostro futuro.»

Sei infatti testimonial di “Rispetto per Tutti gli Animali”, l’associazione presieduta da Giancarlo De Salvo.

«È un ruolo che ho accettato con grande convinzione, perché condivido il principio che sta alla base dell’associazione: il rispetto. Sembra una parola semplicissima, ma racchiude moltissimo. Rispetto per gli animali, per l’ambiente e per tutte le forme di vita. L’associazione porta avanti anche battaglie importanti contro la caccia e il bracconaggio e lavora sulla sensibilizzazione e sull’educazione ambientale. Credo molto nell’importanza di partire proprio dalla cultura.»

Con te, tra i testimonial, c’è anche Simone Di Matteo. Due volti pubblici al servizio della stessa causa.

«Credo sia importante che chi ha una voce pubblica scelga, quando può, di metterla anche al servizio di temi che riguardano la collettività. La tutela degli animali non dovrebbe avere appartenenze o etichette: dovrebbe essere una questione di civiltà.Simone per me è un punto di riferimento molto importante. Stiamo crescendo insieme, ed è anche grazie a lui se oggi sono quello che sono».

Nel 2026 è arrivato anche il Diploma Onorifico “Segni di Pace”. Che significato ha avuto per te?

«È stato un riconoscimento importante, soprattutto per la motivazione. Essere premiato per un percorso legato alla sensibilizzazione ambientale e alla tutela degli animali mi ha fatto piacere perché significa che il lavoro svolto viene percepito e riconosciuto. Mi interessa molto anche il rapporto con le nuove generazioni: se vogliamo davvero cambiare il nostro rapporto con l’ambiente dobbiamo cominciare dall’educazione.»

Nel 2027 arriverà invece Sempre Verde. Che libro sarà?

«Sarà un libro molto concreto. Vorrei mettere le mie competenze professionali a disposizione di tutti attraverso consigli realmente utili per comprendere, rispettare e salvaguardare il verde urbano e quello pubblico. Spesso passiamo accanto a un albero, a un giardino o a un parco senza renderci conto del valore che hanno per la nostra vita quotidiana e per l’intero ecosistema.»

Quindi non un manuale destinato esclusivamente agli addetti ai lavori.

«No, tutt’altro. Vorrei che Sempre Verde fosse accessibile anche a chi non ha una preparazione specifica. La cultura del verde deve uscire dagli ambienti tecnici e diventare patrimonio comune. Ci saranno suggerimenti e indicazioni pratiche, ma soprattutto vorrei far comprendere che ognuno di noi può contribuire. La tutela dell’ambiente non comincia sempre dalle grandi decisioni: molto spesso parte dai piccoli comportamenti quotidiani.»

Insomma, dopo essere stato giudicato per la bellezza, adesso vuoi far parlare soprattutto ciò che hai dentro?

«Il titolo de Il Più Bello d’Italia è stata un’esperienza importante e ne sono felice. Sarebbe sciocco rinnegarla. Però non ho mai pensato che la bellezza potesse definire interamente una persona. Può aprire una porta, attirare uno sguardo, ma poi devi avere qualcosa da dire. E soprattutto devi sapere chi sei quando quella porta si chiude e gli sguardi si spostano altrove.»

A proposito di bellezza e sguardi: oggi sei single. Che rapporto hai con l’amore?

«L’amore non conosce barriere. Non è una questione di età e nemmeno di genere. Quando due persone riescono davvero a incontrarsi, tutto il resto perde importanza. Non credo nell’amore costruito a tavolino: credo che si costruisca nel tempo e che proprio con il tempo si impari a riconoscerlo. L’attrazione può essere immediata, ma conoscere una persona è qualcosa di molto più profondo. Significa scoprirne anche i difetti, le fragilità e le contraddizioni.»

Le tue esperienze passate ti hanno reso più diffidente?

«Ho avuto e conosciuto diversi amori, ma sono finiti tutti a causa di superficialità, non certo mia. Quando tengo a qualcuno cerco di esserci davvero e faccio fatica ad accettare rapporti vissuti a metà. Non direi di essere diventato diffidente, ma sicuramente più attento. Oggi conoscere davvero qualcuno è difficile.»

Perché?

«Perché viviamo in una società troppo egoriferita. Siamo continuamente impegnati a mostrarci, a raccontare quanto siamo felici, belli, realizzati, desiderati. Ma mostrarsi non significa necessariamente farsi conoscere. A volte ho l’impressione che siamo diventati bravissimi a costruire personaggi e molto meno capaci di mostrarci per quello che siamo.»

Una critica piuttosto forte, soprattutto detta da qualcuno che frequenta il mondo dello spettacolo.

«Ma è proprio frequentandolo che certe cose le vedi. La semplicità, specialmente alcuni personaggi del piccolo o grande schermo, non sanno neppure dove stia di casa. Tutti pensano ad apparire, a dimostrare qualcosa, a essere più furbi degli altri. Io preferisco una persona capace di essere se stessa anche quando nessuno la guarda. Qualcuno con cui poter parlare, ridere o persino stare in silenzio senza sentire continuamente il bisogno di dimostrare qualcosa.»

Essere un uomo considerato bello rende più semplice trovare l’amore?

«Può rendere più semplice ricevere attenzioni, che è una cosa molto diversa. La bellezza può attirare uno sguardo, sarebbe ipocrita negarlo, ma poi bisogna vedere cosa rimane. Io non cerco qualcuno che si innamori di una fotografia o di quello che pensa io possa rappresentare. Vorrei incontrare una persona curiosa di conoscere chi sono veramente.»

E cosa dovrebbe trovare, conoscendoti davvero?

«Una persona non perfetta. Ma reale. Io preferisco essere. Non indosso maschere e non voglio cominciare a farlo per piacere a qualcuno. In amore cerco esattamente la stessa cosa dall’altra parte: verità. Non mi interessa la perfezione, perché non esiste. Mi interessa l’autenticità.»

Kevin Dellino

 

 

 

- start adv -   - end adv -