- start adv -   - end adv -
- adv -

Oggi Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia  vi porta in Toscana, nell’Alta Valtiberina, lungo la dorsale appenninica della provincia di Arezzo. Qui, tra boschi di castagno e strade che salgono di curva in curva, un piccolo borgo di montagna custodisce due tesori che raramente si incontrano nello stesso luogo: la casa in cui venne al mondo uno dei più grandi artisti di tutti i tempi e un frutto che per secoli ha dato da vivere alla sua gente.

Benvenuti a Caprese Michelangelo. Il paesaggio è quello verde e raccolto della valle del Singerna, dove il bosco arriva fino alle case e il tempo si misura con le stagioni del castagno. Il comune conta 1.325 abitanti, secondo i dati Istat al 1° gennaio 2026, distribuiti tra il capoluogo e una costellazione di frazioni e piccoli nuclei come Lama, Fragaiolo e San Cristoforo. In dialetto lo chiamano semplicemente Caprese, come recitava il suo nome ufficiale fino al 1913.

La storia di Caprese è una storia di castello e di confine. Il toponimo compare già in un documento del 1011, mentre le prime notizie del castello risalgono al 1082, quando apparteneva ai signori di Galbino. La tradizione ne fa risalire le origini ancora più indietro, ai tempi delle lotte tra Longobardi e Bizantini. Nel 1104 il castello fu ceduto ai Camaldolesi con tutto il suo distretto, e da allora la sua posizione strategica lo rese conteso per tutto il Medioevo: passò ad Arezzo nel 1226 e ai conti Guidi di Romena nel 1260. Nel 1324 l’esercito aretino guidato da Pier Saccone Tarlati, fratello del vescovo Guido Tarlati, assediò la rocca e la conquistò dopo tre mesi. Dopo una breve parentesi sotto Perugia, nel 1384 la comunità si sottomise a Firenze, che vi istituì una Podesteria.

- start adv - - end adv -

C’è un dettaglio che racconta bene il carattere del paese. Nello stemma comunale compare una capra d’argento che si arrampica sul tronco di una quercia, o di un castagno, per mangiarne le foglie. Fu adottata proprio nel 1324, dopo il lungo assedio, al posto dell’insegna dei conti di Romena, che per sessant’anni avevano dominato la valle del Singerna. L’altra metà dello stemma, ispirata al blasone dei Buonarroti, arrivò soltanto nel 1913.

Perché è qui che, il 6 marzo 1475, nacque Michelangelo Buonarroti. Il padre, Lodovico, svolgeva in quegli anni la funzione di podestà. Due giorni dopo la nascita il bambino fu battezzato nella chiesa di San Giovanni Battista, ai piedi delle mura: un edificio semplice, in pietra irregolare, con il campanile a vela che ancora oggi conserva due antiche campane. La famiglia tornò presto a Firenze e per secoli il castello conobbe un lungo declino, tanto che diverse testimonianze lo descrivono in rovina e disabitato.

La rinascita è arrivata nella seconda metà dell’Ottocento, con la scoperta dell’atto di nascita di Michelangelo. Seguirono i restauri e la nascita del primo museo michelangiolesco, e con il Regio Decreto del 9 febbraio 1913 al nome di Caprese fu aggiunto quello del suo figlio più illustre. Oggi la Rocca ospita il Museo Casa Natale di Michelangelo Buonarroti, che comprende Palazzo Clusini e l’antica Podesteria della fine del Trecento, la casa in cui l’artista venne alla luce. Tra arredi rinascimentali sono esposti calchi e riproduzioni fotografiche delle sue opere, mentre gli spazi all’aperto e la Corte Alta accolgono sculture moderne e contemporanee. Poco lontano, nei boschi, si raggiunge l’Eremo della Casella, lungo il cammino legato a San Francesco.

Ma se la storia ha dato a Caprese il suo nome, il bosco le ha dato da vivere. Il vero scrigno del paese è il Marrone di Caprese Michelangelo DOP, prodotto nel territorio comunale e nella parte settentrionale di quello di Anghiari. Ha un colore avana più o meno intenso, con striature marroni, una forma ellittica, da uno a tre frutti per riccio, e una polpa bianco avorio che profuma di mandorla e vaniglia. Si gusta arrostito, bollito, magari con il finocchio come vuole la tradizione, oppure glassato, ed è l’ingrediente di frittelle, castagnaccio e Montebianco.

Per generazioni il castagno è stato molto più di un albero da frutto. Con il suo legno si costruivano attrezzi, mobili e travi per le case, e questi saperi si sono tramandati di padre in figlio. Accanto al marrone, i boschi di Caprese offrono funghi e tartufi, e la cucina locale ne ha fatto una delle sue firme.

Ogni anno, nella seconda metà di ottobre, il paese celebra il suo frutto con la Festa della Castagna e del Marrone DOP, articolata tradizionalmente in due fine settimana. Nella scorsa edizione lo stand della Cooperativa Valle Singerna ha raccontato il marrone in tutte le sue forme, mentre la Polisportiva Michelangelo, la Misericordia e i Fratres hanno preparato i piatti della tradizione per migliaia di visitatori. È il ritratto di una comunità che, quando c’è da accogliere, si mette al lavoro tutta insieme.

Caprese Michelangelo non ha la fama delle grandi città d’arte, ma ha qualcosa di più raro: la capacità di tenere insieme la culla di un genio e il lavoro paziente dei castanicoltori, una rocca contesa per secoli e una capra che si arrampica su un albero, il silenzio dei boschi e la festa di ottobre. È un borgo che insegna come la grandezza possa nascere nei luoghi più piccoli, e come la memoria di un territorio passi, prima di tutto, dalle mani di chi sceglie di restarci.

Con questa immagine chiudiamo anche questa puntata di Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia. Vi aspettiamo alla prossima tappa.

Antonio Torretti

 

Amministrazioni comunali, associazioni, produttori locali e cittadini possono condividere le proprie storie o suggerire borghi e realtà da raccontare scrivendo a BorghieSapori@ditutto.it oppure contattando la redazione al numero 329 544 3270, anche su WhatsApp.

- start adv -   - end adv -