Microprocessore alimentato ad alghe: il team guidato da un italiano

adv    

Le batterie AA, così come qualsiasi tipo di accumulatore, sono prodotte utilizzando materie prime il cui smaltimento e riciclo sono complessi e che possono risultare altamente inquinanti. Questo è uno dei motivi che spinge da decenni i ricercatori a trovare dei sistemi di alimentazione alternativi, oggi più che mai. Del resto tutti noi quotidianamente sfruttiamo dispositivi che funzionano grazie all’alimentazione fornita dalle classiche pile stilo AA o da altre tipologie di batterie; averne a disposizione di pulite e sostenibili sarebbe ideale.

Come funzionano le batterie

adv

Le classiche batterie stilo funzionano grazie a una reazione chimica che avviene al loro interno, che produce energia elettrica. Derivano da un’invenzione relativamente recente, che si è sviluppata nel corso dell‘800. Le prime pile prodotte in maniera massiccia furono quelle chiamate a zinco-carbone, perché queste due sostanze chimiche erano quelle alla base delle batterie AA del passato, oggi sostituite spesso dalle pile alcaline. In pratica tra le sostanze contenute all’interno della pila avviene una reazione di ossidoriduzione, che genera un flusso di elettroni che produce corrente elettrica. Chiaramente a lungo andare una pila di questo tipo si esaurisce e non può essere più utilizzata, visto che la reazione chimica dopo un po’ termina riportando le due sostanze in equilibrio. Oggi in commercio troviamo anche pile al litio, di dimensioni molto più ridotte rispetto alle classiche batterie doppia A; così come sono molto diffuse le pile ricaricabili, nelle quali introducendo energia elettrica dall’esterno è possibile invertire la reazione di ossidazione, permettendo alla pila di essere nuovamente utilizzata.

Una pila AA ad alghe

Il Dottor Paolo Bombelli è a capo di un team di ricercatori che è riuscito a creare una sorta di batteria AA alimentata con delle alghe. In effetti il sistema che permette di ottenere energia elettrica ha solo le dimensioni delle pile doppia A, perché il suo funzionamento non ha nulla a che fare con quello delle pile che utilizziamo ogni giorno nei nostri dispositivi. I ricercatori parlano infatti di pannelli solari ad alghe: un minuscolo sistema fotovoltaico che sfrutta delle alghe per poter funzionare, in particolare dei cianobatteri. Questo sistema permette infatti di intercettare l’energia elettrica prodotta dai cianobatteri durante la fotosintesi, quindi ottenuta dalla luce solare. Il tutto avviene all’interno di un contenitore che ha le dimensioni delle pile AA e che, dice il Dottor Bombelli, potrebbe già oggi essere prodotto in larga scala. Per poterle però utilizzare nei dispositivi che oggi abbiamo a disposizione sarà necessaria un’importante ulteriore attività di ingegnerizzazione.

Perché produrre pile ad alghe

La motivazione che spinge i ricercatori in tale direzione è correlata alla necessità di rendere più sostenibili le pile, visto che in quelle che utilizziamo oggi sono contenuti metalli inquinanti. I cianobatteri invece sono organismi naturali, che per vivere e produrre energia elettrica necessitano esclusivamente di acqua, luce solare, i gas presenti nell’aria e alcune sostanze minerali non particolarmente impattanti dal punto di vista dell’ecosistema. Stiamo parlando quindi della possibilità di dare vita a sistemi di alimentazione del tutto ecosostenibili ed ecocompatibili. Oggi questo tipo di minuscoli pannelli fotovoltaici non può ancora essere implementato nei dispositivi che noi tutti utilizziamo, il team di ricerca del Dottor Bombelli sta però testando la possibilità di sfruttare anche altre specie di alghe. Alcune di queste continuano a produrre energia elettrica anche al buio, grazie al loro metabolismo.

adv