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Su un’isola deserta, mi porterei dj set registrati di artisti che considero miei punti di riferimento: Massimo Alberti per il revival anni 70/80/90. Poi, Simon Doty e Marsh per la deephouse, Louie Vega per la soulful e Claptone per la techhouse

Avete letto bene: se chiedete a Franco B., super DJ di Bolzano, a suo agio in vip party e feste in mezzo mondo che dischi si porterebbe su un’isola deserta, non segnala singoli, album o artisti. Segnala il lavoro di alcuni colleghi. Trovare DJ di questo tipo, così modesti, è davvero raro.

Che tipo di DJ sei?

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Se la serata non ha un’identità precisa, mi piace mescolare brani di epoche diverse, creando dissolvenze morbide e coinvolgenti, sempre osservando la reazione del pubblico. Alternare hit del momento e grandi classici rende tutto più frizzante e meno scontato, capace di creare il giusto “effetto wow”. Anche durante aperitivi lunghi cerco una presenza musicale discreta ma efficace: se qualche piede inizia a muoversi in modo spontaneo, allora l’obiettivo è raggiunto.

Che periodo stai vivendo?

Sono molto impegnato in eventi pubblici e privati, soprattutto nella mia Bolzano, ma non solo. Aprire top party a suon di deephouse e soulful, per me, è un grande motivo di orgoglio.

Che musica proponi? E che musica ascolti in questo periodo?

In questo periodo ascolto prevalentemente la musica proposta da Radio m2o, novità del momento mescolate a storiche hit anni ‘90. Credo che chi quotidianamente elabora il palinsesto cerchi di interpretare l’esigenza di ascolto del maggior numero di ascoltatori. Non è un caso, a mio avviso, che si continui ad attingere agli originali degli anni passati perché la gente ha ancora voglia di risentirli. È guarda caso la scelta che faccio anche io quando suono negli eventi a tema revival . In quelle situazioni prediligo le versioni originali, quelle che stimolano i ricordi, che risvegliano le emozioni del passato.

Come sta cambiando il lavoro del DJ?

Quando alla fine degli anni ’70 artisti come Giorgio Moroder, Rockets e Kraftwerk hanno portato l’elettronica nel mercato discografico è stato l’inizio della rivoluzione. Oggi quasi non ci sono neppure più le versioni extended, noi DJ dobbiamo mixare già dopo 2 minuti, perché chi è in pista vuole versioni che io chiamo “mordi e fuggi”. Tutto cambia. Chissà che presto non vedremo novità di grande livello.

Lorenzo Tiezzi

 

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