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Dalla Napoli dei sogni ai microfoni della radio nazionale, passando per la televisione, i social e il rapporto con il pubblico: il volto e la voce di Fabio De Vivo si raccontano senza filtri tra successi, delusioni e nuove sfide.

C’è una finestra a Napoli, un ragazzo poco più che adolescente e il volume del Deejay Time abbassato per immaginarsi dall’altra parte del microfono. È lì che nasce la storia professionale di Fabio De Vivo, oggi tra le voci più amate di R101 insieme a Stefano Musazzi, ma soprattutto uno dei professionisti della comunicazione che negli anni ha saputo attraversare radio, televisione, eventi e social senza mai perdere la propria identità.

In questa intervista esclusiva a DiTutto, De Vivo ripercorre il viaggio che lo ha portato da Napoli a Milano, racconta il rapporto con il successo, il mondo dei social, la televisione e quella che considera la vera chiave di ogni carriera duratura: l’autenticità.

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Quando hai capito che la radio sarebbe diventata la tua vita?

Ascoltavo il Deejay Time di Albertino e mi divertivo a imitarlo nella mia stanza. La svolta arrivò nei villaggi turistici, quando mi affidarono la radio del villaggio: lì capii che non era più soltanto un gioco.

Quanto è stato difficile lasciare Napoli per Milano?

Molto. A vent’anni vorresti restare con gli amici e vivere la tua città. Milano mi sembrava un altro pianeta, ma è stata una delle decisioni più fortunate della mia vita.

Qual è il segreto dell’intesa con Il Musazzi?

Prima ancora che colleghi siamo amici. Ci conosciamo dal 2011 e in quindici anni non abbiamo mai litigato. Probabilmente il nostro segreto è proprio questo.

Esiste ancora una formula per fare buona radio?

No. La gente cerca autenticità. Oggi non funziona più chi interpreta un personaggio o parla dall’alto verso il basso. Funziona chi riesce a essere credibile.

La radio è cambiata molto negli ultimi anni?

Meno di quanto si pensi. Il rapporto con gli ascoltatori è rimasto identico. Sono cambiati i meccanismi e la gestione della musica, molto più strutturata rispetto al passato.

La diretta che non dimenticherai mai?

Annunciare la morte di Papa Giovanni Paolo II da giovanissimo in una radio nazionale e, dall’altra parte, l’ultima puntata su m2o dopo otto anni di lavoro.

Ti senti di aver ricevuto tutto quello che meritavi?

No. Ho lavorato tantissimo e penso che soprattutto in televisione avrei potuto fare qualcosa in più. Alcune occasioni importanti sono sfumate, ma fa parte del gioco.

Ti vedremo presto alla guida di un programma tutto tuo?

Lo spero. Mi piacerebbe molto e non appartengo alla categoria di chi dice che la televisione non gli interessa. Se arrivasse il progetto giusto lo accoglierei con entusiasmo.

Se potessi creare un format televisivo da zero?

Un programma di avventura, viaggi e scoperta nello stile di Bear Grylls. Sarebbe qualcosa di molto vicino alla mia vita e alle mie passioni.

Perché molti radiofonici fanno fatica in televisione?

Perché sono due linguaggi diversi. Essere bravi davanti a un microfono non significa automaticamente essere efficaci davanti a una telecamera.

Che rapporto hai con i social?

Molto professionale, ma senza interpretare un personaggio. Quello che mostro è autentico, ma anche quello che scelgo di non mostrare fa parte di me.

I social hanno creato talento o solo visibilità?

Soprattutto visibilità. Il talento c’era già, ma oggi ha più possibilità di emergere. Certo, sono emersi anche tanti personaggi costruiti sul nulla.

C’è qualcosa che non pubblicheresti mai?

Non trasformerei mai un momento difficile della mia vita in contenuto social. Non mi vedrete mai usare il dolore per ottenere attenzione.

La comunicazione oggi è più ricca o più rumorosa?

Entrambe le cose. Ci sono più opportunità e più qualità, ma anche molto più rumore di fondo.

Che pubblico incontri oggi dal vivo?

Persone che hanno ancora voglia di divertirsi davvero e vivere il momento. Molto più di quanto si immagini.

Hai mai avuto paura prima di salire su un palco importante?

Mai. Anzi, più persone ho davanti e più mi sento a mio agio.

Qual è stata la scelta più coraggiosa della tua carriera?

Tutti i cambiamenti importanti che ho affrontato. Anche se preferisco parlare di determinazione più che di coraggio.

Un “no” che si è rivelato una fortuna?

Quello che mi ha portato a R101. Sul momento fa male, ma spesso certi no ti stanno semplicemente spingendo verso il posto giusto.

La prossima grande sfida?

Diventare padre, un giorno. Credo sia la più grande avventura che una persona possa vivere.

Come ti descriveresti in tre parole?

Onesto, determinato e intraprendente.

Cosa diresti oggi al ragazzo che partiva da Napoli con una valigia piena di sogni?

Di continuare a provarci e magari di pagare subito multe e tasse…» scherza.

E cosa speri venga detto di te tra vent’anni?

Che non mi sono mai venduto e che sono rimasto la stessa persona. I successi passano, il modo in cui tratti le persone resta.

Kevin Dellino

Crediti foto: Massimo Zanetti @eracreaart

 

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