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Oggi Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia vi porta in Calabria, in provincia di Reggio Calabria, nella Piana di Gioia Tauro. Qui, tra l’Aspromonte e il Tirreno, la terra è un mare d’argento: ulivi giganteschi, alcuni piantati due secoli fa, si stendono a perdita d’occhio fino all’orizzonte. In mezzo a questo paesaggio, quasi nascosto, sopravvive un piccolo borgo agricolo che sembra uscito da un altro tempo.

Benvenuti a Cannavà, frazione di Rizziconi, comune di circa 7.600 abitanti a pochi chilometri da Gioia Tauro e Taurianova. Non è un paese come gli altri: è un borgo rurale nato attorno a una tenuta, costruito per vivere e lavorare la terra, dove ancora oggi le case, la chiesa e la casa padronale si affacciano sulla stessa piazza.

La storia di Cannavà è legata a quella delle grandi famiglie che per secoli hanno posseduto queste terre. Il borgo nasce nel Settecento su un antico feudo dei principi Grimaldi, mercanti genovesi diventati principi di Gerace. Secondo la tradizione, il nome viene dalla canapa, che un tempo si coltivava in queste campagne. Il terribile terremoto del 1783, che sconvolse tutta la Calabria meridionale, segnò una svolta: le terre passarono di mano in mano, attraverso eredità e matrimoni, e la famiglia Serra di Cardinale trasformò Cannavà in un vero centro agricolo, con la casa padronale, una cappella privata e le abitazioni per i contadini.

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All’inizio del Novecento la tenuta arrivò agli Acton di Leporano, famiglia di origine inglese stabilitasi a Napoli nel Settecento. Il loro capostipite italiano, Sir John Acton, era stato chiamato alla corte borbonica per riorganizzare la flotta del Regno ed era diventato ministro del Regno delle Due Sicilie. Da allora Cannavà è rimasta nelle mani della famiglia, che ancora oggi la custodisce e la fa vivere.

Chi arriva oggi entra in una grande piazza quadrangolare, ombreggiata da quattro carpini. Da un lato ci sono le antiche case dei contadini, il forno, la cappella; dall’altro la masseria, i fienili e la casa padronale. Un viale attraversa il borgo e porta dritto agli uliveti. Molte delle vecchie abitazioni dei lavoratori sono state restaurate nel loro stile originale e oggi accolgono gli ospiti, con undici camere affacciate sulla piazza.

Ma il vero monumento di Cannavà sono gli ulivi. La tenuta si estende per circa trecento ettari, e gran parte è occupata da piante secolari, messe a dimora con un antico sistema a grande distanza l’una dall’altra. Sono alberi enormi, con chiome che possono coprire centinaia di metri quadrati e tronchi che sembrano sculture. Accanto alle varietà tradizionali della Piana, come l’Ottobratica, i nuovi impianti puntano su qualità e sostenibilità. Il prodotto principe è l’olio extravergine d’oliva, che da qui raggiunge diversi Paesi europei.

Domenica 8 novembre Cannavà aprirà le sue porte al pubblico con Coltiviamo la Cultura, l’iniziativa dell’Associazione Dimore Storiche Italiane che, in collaborazione con Confagricoltura, porta i visitatori dentro ville, castelli, masserie e tenute storiche di tutta Italia. La Tenuta Acton sarà anche la sede dell’appuntamento calabrese di “Scrivere il futuro di una storia antica”, dedicato all’innovazione in agricoltura.

Di questa iniziativa abbiamo parlato nell’ultima puntata del podcast Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia, con Maria Elisabetta Biffis, presidente della sezione Calabria dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, che insieme al marito partecipa allo sviluppo della Tenuta Acton. Nell’intervista abbiamo raccontato le dimore storiche come motore di turismo e di sviluppo dei territori. E nell’ultima domanda è stata proprio lei a raccontarci la storia della tenuta e della sua famiglia.

Cannavà non ha la fama delle grandi mete turistiche, ma ha qualcosa di più raro: un borgo intero rimasto fedele alla sua vocazione, dove la piazza, la chiesa e i campi raccontano ancora la stessa storia. È un luogo che insegna come il patrimonio, quando continua a lavorare la terra, resti vivo.

Con questa immagine chiudiamo anche questa puntata di Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia. Vi aspettiamo alla prossima tappa.

Antonio Torretti

Amministrazioni comunali, associazioni, produttori locali e cittadini possono condividere le proprie storie o suggerire borghi e realtà da raccontare scrivendo a BorghieSapori@ditutto.it oppure contattando la redazione al numero 329 544 3270, anche su WhatsApp.

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