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Oggi Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia vi porta in Piemonte, in provincia di Cuneo, lungo la Valle Grana. È una valle stretta e verde, lunga una ventina di chilometri, che sale dalla pianura di Caraglio fino ai pascoli del Colle Fauniera, oltre i 2.500 metri. Qui, dove le montagne si chiudono e l’aria sa d’erba e di stalla, un piccolo borgo custodisce uno dei formaggi più antichi e preziosi d’Italia.

Benvenuti a Pradleves. Il paese si trova a circa 820 metri, a una ventina di chilometri da Cuneo, tra i comuni di Monterosso Grana, Castelmagno, Demonte e Dronero. Secondo i dati Istat al 1° gennaio 2026 conta 262 abitanti, chiamati pradlevesi.

Il numero racconta anche una ferita comune a tante valli alpine. Dall’Unità d’Italia a oggi Pradleves ha perso oltre tre quarti dei suoi abitanti. Negli anni Sessanta e Settanta molte borgate in quota si sono svuotate del tutto, e chi restava ha dovuto scegliere tra la fatica della montagna e il lavoro in pianura. Eppure il paese non si è arreso: ha tenuto vivo ciò che lo rende unico.

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C’è anche una curiosità che porta il nome di Pradleves lontano, fino in Scozia. Qui sarebbe nato Davide Rizzio, musicista e poi segretario della regina Maria Stuarda, ucciso a Edimburgo nel 1566 in una congiura di corte. Una storia da romanzo, partita da un paese di montagna della Valle Grana.

Ma il vero tesoro di Pradleves si conserva nelle cantine. È il Castelmagno DOP, il formaggio che porta il nome del comune vicino e che si può produrre soltanto in tre comuni: Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana. È un formaggio antico: già nel 1277 veniva consegnato al Marchese di Saluzzo come pagamento per l’uso dei pascoli. Si fa soprattutto con latte vaccino di razza piemontese, a volte con l’aggiunta di latte di pecora o di capra, e matura almeno sessanta giorni. Dal 1996 è tutelato dalla Denominazione di Origine Protetta. La pasta è friabile, il sapore deciso, e con la stagionatura può sviluppare naturalmente le venature blu che ne fanno un formaggio inconfondibile. In cucina si gusta da solo, con il miele, oppure sciolto su gnocchi, risotti e polenta.

A Pradleves il formaggio non è solo un prodotto: è un’identità. Il paese fa parte dell’Ecomuseo Terra del Castelmagno, che racconta la valle attraverso le sue sedi diffuse. A Pradleves si visita il caseificio, con visite guidate e laboratori sulla lavorazione del latte, e lungo il torrente Grana si incontrano mulini, segherie e piccole centrali idroelettriche che parlano di una montagna laboriosa e ingegnosa. Poco più a monte, nel territorio di Castelmagno, a oltre 1.700 metri, si raggiunge il Santuario di San Magno, meta di devozione e di cammini.

Pradleves ci è stato segnalato da Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, nella puntata del podcast Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia uscita ieri. Nell’intervista ci eravamo chiesti come un piccolo centro, che ha un formaggio, un olio, un pane ma non grandi attrazioni, potesse diventare una meta senza perdere la propria identità. E proprio Pradleves è stato il borgo che ci ha consigliato di visitare: un paese di poco più di duecentosessanta abitanti che, grazie a un formaggio, a un ecomuseo e a una comunità che non ha smesso di crederci, ha trasformato la propria storia in una ragione per partire.

Pradleves non ha la fama delle grandi mete alpine, ma ha qualcosa di più raro: la capacità di tenere insieme i pascoli d’alta quota e il silenzio delle cantine, la memoria di chi è partito e il lavoro di chi è rimasto. È un borgo che insegna come il gusto possa essere la strada più bella per entrare nel cuore di un territorio.

Con questa immagine chiudiamo anche questa puntata di Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia. Vi aspettiamo alla prossima tappa.

Antonio Torretti

 

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