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Domenica da dimenticare per il Lecce. I giallorossi scendono in campo con il freno a mano tirato. La squadra di casa entra in campo distratta, poco aggressiva, e il Bologna ne approfitta. Al vantaggio rossoblù ci pensa Orsolini, lasciato colpevolmente solo in area: Gallo lo perde di vista, Fatah arriva in ritardo e l’esterno bolognese ha tutto il tempo per inventare una splendida rovesciata che vale l’1-0.

Come se non bastasse, proprio allo scadere della prima frazione, piove sul bagnato in casa giallorossa: Ilić è costretto ad abbandonare il campo per infortunio.

Nella ripresa il Lecce cambia atteggiamento e scende con più coraggio. Al 47’ l’episodio che riaccende le polemiche: l’arbitro fischia rigore per un fallo di Pessina su Esteban, poi, torna sui suoi passi, e assegna una punizione al Bologna per un contatto precedente su Casale.

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Passa qualche minuto e arriva il pareggio: ci pensa Fatah a farsi perdonare, firmando il gol dell’ 1-1. L’illusione però dura dieci minuti, perché è Enem a chiudere i conti con il gol del definitivo 2-1, nato ancora una volta da una disattenzione difensiva.

Un match approcciato male dal Lecce e condizionato in parte da un arbitraggio apparso poco lineare, senza un metro di giudizio costante per tutti i 90 minuti. Emblematico l’episodio al 94’ dove, un fallo duro su ‘Ndri, viene sanzionato solo con un giallo ad El Azzouzi, lasciando parecchi dubbi.

Continua il periodo negativo di Pierotti, mentre rimane un punto fermo Coulibaly a centrocampo, dettando i tempi di gioco.

La preoccupazione maggiore riguarda però l’infermeria giallorossa: lo stop di Ilić si aggiunge a quello di Berisha.

Alla fine, però, niente alibi e niente drammi. Il Lecce ha sbagliato l’approccio e lo ha pagato caro. Ora il campionato impone una sola direzione: voltare pagina e farlo in fretta, prima che la classifica inizi a pesare e diventare già un verdetto.

Sofia Cava

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