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[RIVISTA NUMERO 5 / 2026 Clicca qui per leggerla online] Il digitale può sicuramente offrire un contributo decisivo alla diffusione delle energie rinnovabili, superandone l’intermittenza, facilitandone la prevedibilità e favorendone un uso più efficiente.  Ma questo stesso strumento che può rendere l’energia più democratica, può anche renderla più controllabile.

Se pochi soggetti possiedono le piattaforme, i dati e gli algoritmi che governano questo nuovo sistema, rischiamo di costruire un nuovo modello centralizzato, soltanto più sofisticato e invisibile.

Una specie di cappio digitale, dopo aver pensato di esserci finalmente liberati da quello delle fonti fossili.

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La sfida, dunque, è fare in modo che il digitale resti uno strumento e non diventi il padrone. Che serva le nostre comunità, anziché controllarle o renderle dipendenti.
Che renda possibile una gestione sostenibile dell’energia dal basso, trasparente e condivisa, invece di creare nuove forme di concentrazione del potere.

Di tutto questo parliamo nel ricco focus di questo numero, che ospita inoltre un’intervista esclusiva al professor Federico Butera, fra i pionieri dell’ambientalismo scientifico in Italia.

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