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«Ho iniziato ad approcciarmi alla musica come giornalista, non credo potrò mai essere il classico DJ che cavalca il sound del momento. Ho ascoltato dischi per anni per poterli capire e poi recensire, quindi ancora oggi quando vado in studio o in console credo che tutta questa musica che ho ascoltato negli anni in qualche modo non si possa non sentire. Ancora oggi, poi parto dalla mia emozione, non da quello che dovrebbe fare il pubblico in pista. E poi ho gusti davvero ‘ampi’, amo ogni tipo di musica elettronica, mi piacciono tutti i ritmi e tutti i tipi di arrangiamenti. Certo, alcune cose mi interessano più di altre. Dimitri From Paris diceva in un’intervista che quello che non è musica molto ‘spinta’ è ormai solo il 2% della produzione di musica elettronica… è strano, forse, ma è così».

Abbiamo incontrato Rsoul, all’anagrafe Raoul Girometta, un artista davvero difficile da inquadrare. È un selector e DJ milanese specializzato nel creare atmosfere particolari, contemporanee per eventi di rilievo.

Attivo tra Milano e Forte dei Marmi, collabora con brand di lusso (BMW, Golden Goose) e cura la musica per prestigiose location e destination wedding.

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Il suo “Italian Style” unisce sonorità nu disco, dance e house. Tra le sue tante attività artistiche, c’è lo scatenato format DiscoLoft. E c’è Collectif D’Artistes Méditerranéens, un progetto artistico a più voci, che sta raggiungendo importanti risultati in quella che spesso viene chiamata organic house.

È musica di nicchia?

Certo, ma ha un pubblico di appassionati sparsi per tutto il mondo. Quest’ultimo ‘progetto,partito circa cinque anni fa, sta avendo proprio oggi una grande espansione, grazie alla qualità musicale delle release ed  all’allargamento degli orizzonti musicali di molti.

Che tipo di DJ sei? Ti vuoi imporre, vuoi imporre il tuo suono o vuoi ‘solo’ far ballare il pubblico?

Direi proprio di no. Senz’altro non sono un DJ autoreferenziale, sempre fedele al suo sound… anche perché il mio sound, i miei gusti, sono davvero trasversali. È quasi un problema esistenziale, di identità, che è ‘troppo’ ampia. A me piace davvero tutto nell’elettronica, come dicevo, dalla downtempo alla techno. Mi interessa pensare a come sonorizzare la hall di un albergo di lusso al mattino, con ritmi soffici ambient techno, magari, pure capire come far ballare un club come il Bolgia di Bergamo. E perché non usare anche un po’ di disco music, in certe situazioni, ma non quella classica? C’è anche quella di Giorgio Moroder, che resta attualissima ancora oggi e lo sarà per sempre».

Lorenzo Tiezzi

 

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