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Alle sette del mattino, la giornata di tuofiglio è spessogiàtracciata quasi per intero, scandita ora per ora fino al momento di andare a letto.

Siamo abituati a pensareche la routine di un bambino siasemplicementeuna buona abitudine da insegnare con pazienza, ma in realtà è molto di più: è un vero e proprio incastrochedeterminainesorabilmente come verràspeso ogni singolominuto di tempo libero.

Ecco perché, prima di scoraggiarti e dare la colpa alla tuacattivaorganizzazionegenitoriale, vale la penafermarsi a guardarequella “griglia” di impegni molto da vicino.

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Quanto tempo resta libero in una giornata

Prova a contare le ore, invece di misurare le tue buone intenzioni. Nella scuola primaria l’orario settimanale va da 24 a 27 ore, fino a 30, e con il tempo pieno arriva a 40. Le cifre stanno nei quadri orari del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Le attivitàdidattichesisvolgono fra il 1 settembre e il 30 giugno, con almeno 200 giorni di lezione. Il calendario è quello fissato dal decreto legislativo 297 del 1994. Il tempo strutturato parte da qui, e non è negoziabile.

A quelle ore aggiungi gli spostamenti di andata e ritorno, che in molte famiglie valgono un pezzo intero del pomeriggio. Poi i compiti, che si mangiano il tratto successivo quasi ogni giorno. Quello che rimane è il tuo vero budget di tempo. Di solito è più corto di quanto immagini, e non lo decidi tu. Lo decide la somma di ciò che era già fissato prima che la settimana cominciasse.

Il residuo, però, è la parte interessante. È lì che cadono il gioco, la noia, l’uscita in cortile e le prime ore di luce che restano dopo la campanella. Se quel residuo si assottiglia, non sparisce una singola attività.

A restringersi è la parte non organizzata della giornata, quella in cui tuo figlio prova le cose senza che nessuno gli dica come. La crescita dei bambini occupa proprio quel tratto, e nessun orario lo tiene fermo al postotuo.

Il tempo organizzato ha mangiato quello libero

C’è il tempo deciso da un adulto e c’è il tempo che decide lui. Il secondo si è ristretto. Le attività organizzate hanno un pregio evidente. Qualcuno le tiene, hanno un orario scritto, e tu sai dove si trova tuo figlio alle cinque del pomeriggio. Hanno anche un costo, ed è il gioco libero.

I numeri delle raccomandazioni ti aiutano a capire l’ordine di grandezza. Fra i 5 e i 17 anni l’attività fisica da moderata a vigorosa dovrebbe occupare almeno 60 minuti al giorno, secondo l’OMS.

Non è unasogliasportiva. Quel movimento è prevalentemente aerobico e comprende, sempre secondo l’OMS, esercizio vigoroso e attività per muscoli e ossa almeno 3 volte a settimana. Per i più piccoli, fra i 3 e i 4 anni, l’indicazione cambia. Sono almeno 180 minuti al giorno di attività varia, di cui 60 da moderata a vigorosa.

Confronta quelle cifre con il residuo che ti resta. Nel 2023 il 18,5% dei bambini di terza primaria non aveva svolto alcuna attività fisica nel giorno precedente l’indagine.

Sempre nel 2023, il 45,1% stava più di 2 ore al giorno davanti a televisione, videogiochi, tablet o cellulare. Le due cifre vengono dalla sorveglianza OKkio alla SALUTE dell’Istituto Superiore di Sanità. Misurano cose distinte. Un giorno senza movimento è una cosa, le ore passate davanti a uno schermoun’altra.

Nei momenti fissi si decide dove cade il resto

Sul perché la crescita si guarda su tratti lunghi, e non sulla singola settimana, approfondisci qui. I momenti fissi sono tre: pasto, rientro, sonno. Funzionano come incastri, e governano tutto quello che gli sta intorno.

Sposta la cena di mezz’ora e vedrai cambiare l’ora in cui tuo figlio si addormenta. Anticipa il rientro e si apre una finestra di luce che prima non c’era. Sono leve corte, e agiscono in fretta. Il diritto al riposo, al tempo libero e al gioco è riconosciuto al bambino dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Quel diritto ha bisogno di spazio dentro l’orario. Nessuno lo esercita in astratto.

Le abitudini quotidiane di tuo figlio lavorano così. Reggono la giornata nei punti in cui non puoi negoziare, e liberano i tratti che stanno in mezzo. Il resto, cioè il pezzo che ti sembra sempre insufficiente, si spostainsieme a loro.

La volontàc’entrameno di quanto pensi: ti basta guardare quali tre appuntamenti reggono davvero la tua settimana, e trattare tutti gli altri come mobili. Quando la salute di un bambino si costruisce nel giorno ordinario, il primo materiale che hai in mano è l’orario.

Quando la settimana salta

Poi arriva la settimana in cui tutto ti salta. Un periodo denso al lavoro, una stagione che chiude tutti in casa, e l’architettura si sfalda in due giorni. È la forma normale di una famiglia che vive dentro un calendario reale. Succede a tutti, e succede più volte in un anno scolastico. La griglia non è fatta di ferro.

Quello che conviene osservare, in quei tratti, è quanto in fretta la griglia si rimette in piedi, più di quanto hai perso. Un pomeriggio all’aperto recuperato pesa più di una settimana di propositi. E le abitudini sane si riformano dal punto in cui erano rimaste. Il rientro conta più della continuità perfetta.

Riparti dai tuoi tre o quattro appuntamenti irrinunciabili, e rimettici sopra il resto. Tornano loro per primi, e il resto li segue. Lo sviluppo di un bambino segue tratti lunghi. Quello che conta è la forma che la giornata riprende nei mesi seguenti, non la settimana in cui è saltata.

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