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Il campione di Palo del Colle racconta a DiTutto il trionfo di Birmingham: il Grande Slam completato, la famiglia, gli infortuni, il valore delle vittorie e il futuro di The Walking Stano. Ci sono traguardi che valgono una medaglia. E poi ce ne sono altri che valgono una vita intera. Per Massimo Stano, l’oro conquistato agli Europei di Birmingham non è stato soltanto una vittoria: è stato il tassello che mancava per chiudere un cerchio iniziato anni fa.

Con il successo nella maratona di marcia, impreziosito dal record europeo di 2h56’49”, il campione pugliese ha conquistato il titolo europeo e completato il suo personale Grande Slam, dopo gli ori olimpico di Tokyo 2021 e mondiale di Eugene 2022, ottenuti rispettivamente nella 20 e nella 35 chilometri.

Un’impresa che gli è valsa anche la prestigiosa Gold Crown di European Athletics, accompagnata da un premio di 50 mila euro.

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Ma dietro quel cronometro c’è molto di più. Ci sono trenta giorni lontano da casa, una moglie che tiene insieme la famiglia mentre lui è in raduno, un percorso segnato anche dagli infortuni e una convinzione che non lo ha mai abbandonato. A raccontarlo è lui stesso, in questa intervista esclusiva a DiTutto.it.


La prima cosa che ho pensato? Ce l’avevamo fatta


Massimo, qual è stato il primo pensiero appena hai tagliato il traguardo?

“La prima cosa che ho pensato è che ero riuscito a raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati: chiudere il Grande Slam, completare la tripletta, vincere tutte le grandi competizioni. È stata una soddisfazione personale enorme.”

Poi, però, il pensiero è andato immediatamente oltre la medaglia.

“La cosa più bella è stata poter condividere quel momento con le persone che erano venute fino a Birmingham per sostenermi. Finalmente ho potuto festeggiare con i miei amici, con la mia famiglia e con tutto lo staff presente. È qualcosa di magnifico.”

Perché, spiega Stano, anche uno sport considerato individuale non si vince mai da soli.

“L’atletica sembra uno sport individuale, ma in realtà lo è solo fino a un certo punto. Io questi obiettivi li raggiungo perché intorno ho persone che mi aiutano nei momenti difficili e mi sostengono anche in quelli belli.”

Questo oro chiude il cerchio


Quanto pesa questa medaglia rispetto alle altre della tua carriera?

La risposta sorprende.

“Sulla carta l’Europeo è la major meno importante rispetto a Olimpiadi e Mondiali. Però questa, per me, vale tantissimo.”

Il motivo è molto personale.

“Chiude il cerchio delle vittorie. E poi arriva dopo anni complicati.”

Il percorso degli ultimi anni non è stato sempre lineare. Nel 2025, dopo aver stabilito a Podebrady il record mondiale della 35 chilometri in 2h20’43”, Stano è stato costretto a rinunciare ai Mondiali di Tokyo a causa di un infortunio al bicipite femorale.

“L’anno scorso avevo fatto il record del mondo della 35 chilometri, poi la stagione si è complicata e non ho potuto partecipare ai Mondiali di Tokyo. Questa è la prima stagione in cui sono riuscito davvero a esprimermi come volevo.”

Ed è proprio per questo che Birmingham assume un significato speciale.

“Non ero in uno stato di grazia. Ho dovuto lottare fino alla fine”

C’è stato un momento durante la gara in cui hai capito che quella sarebbe stata la tua giornata?

Stano sorride.

“In realtà no.”

Poi racconta un dettaglio che fa capire quanto contino le sensazioni di un atleta.

“Dopo lo sparo ho sentito subito che le sensazioni erano migliori rispetto agli ultimi dieci giorni di allenamento. Non erano perfette, ma erano migliori.”

La differenza l’ha fatta la gestione della gara.

“Conoscevo il percorso, sapevo quali fossero i miei punti forti e quelli deboli. Ho gestito tutto nel modo migliore.”

Ma sfata anche un luogo comune.

“Non sono mai entrato in quello stato di flow in cui pensi: oggi non ce n’è per nessuno.”

Anzi.

“Ho dovuto faticare fino all’ultimo metro per portare a casa questo risultato.”

 

Il primo pensiero è andato alla mia famiglia


Dopo aver vinto, a chi hai pensato per primo?

La risposta arriva senza esitazioni.

“Alla mia famiglia. E soprattutto a mia moglie.”

Dietro quella frase si apre un pezzo di vita che il pubblico spesso non vede.

“Quando io sono via trenta giorni per i raduni, lei rimane da sola con i bambini. Non abbiamo familiari vicini che possano aiutarci.”

Ed è proprio lì che, secondo Stano, nasce il valore di ogni vittoria.

“Quando riesco a trasformare tutti quei giorni lontano da casa in un risultato così importante, mi sento più sereno. Sento che quei sacrifici hanno avuto un senso.”

La parola sacrificio? Io non la uso


Si parla spesso dei sacrifici degli atleti. Tu come vivi questa parola?

Qui arriva forse la risposta più interessante dell’intervista.

“La parola sacrificio, per me, praticamente non esiste nel vocabolario sportivo.”

Una riflessione controcorrente.

“Io faccio queste cose perché le voglio fare, non perché le devo fare.”

Certo, la vita dell’atleta richiede attenzione continua.

“L’atleta lo è ventiquattro ore su ventiquattro. Non solo quando si allena. Deve riposare, mangiare bene, gestire la famiglia e stare attento anche a un dito contro un comodino, perché può diventare un problema.”

Ma tutto questo non lo vive come una rinuncia.

“Sono scelte che fai perché vuoi raggiungere il tuo obiettivo.”

 

Ai miei figli voglio insegnare una cosa


Che cosa vorresti che i tuoi figli imparassero guardando il loro papà?

La risposta va ben oltre lo sport.

“Vorrei essere la migliore versione possibile di me stesso per loro.”

E il messaggio che desidera lasciare non riguarda le medaglie.

“Spero che vedano il loro papà impegnarsi per un obiettivo, vivere in un ambiente sano, migliorarsi ogni giorno e rispettare le regole.”

Per Stano è questo il vero successo.

“Vincere è la ciliegina sulla torta. I valori sono quelli che rimangono nella vita di tutti i giorni.”

Adesso arriva un’altra sfida: The Walking Stano

Chi conosce Massimo Stano sa che il traguardo non finisce sulla linea d’arrivo.

Da qualche anno il campione di Palo del Colle ha legato il proprio nome a The Walking Stano, il progetto che unisce la promozione della marcia alla solidarietà e alla raccolta fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica. L’ultima edizione ha coinvolto oltre mille partecipanti e ha raccolto 14.150 euro destinati alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – ETS, confermando la crescita di un’iniziativa che va oltre il mondo dell’atletica.

L’obiettivo, ora, è continuare a far crescere il progetto, coinvolgendo sempre più persone e territori e trasformando la marcia in un’occasione di sport, condivisione e solidarietà.Perché se Birmingham ha consegnato Massimo Stano alla storia dell’atletica europea, il prossimo traguardo potrebbe essere ancora più grande: lasciare un segno nelle comunità, un passo dopo l’altro.

Kevin Dellino

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