CICLOPE – L’ultimo X-Men

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“Erano chiamati Kyklopes… Nel loro lavoro c’è la forza, abilità e potenza”. Così scrisse Esiodo, uno dei più antichi poeti greci. Era la descrizione dei Ciclopi, i giganteschi fabbri con un occhio solo, che per i mortali erano la causa dei vulcani. Ma la definizione va bene anche per un certo Scott Summers, primo e definitivo capo spirituale della banda di mutanti chiamati X-Men. A differenza di molti suoi compagni, Scott ha un’unica abilità mutante: può scagliare dagli occhi raggi concussivi. Sono state formulate molte teorie circa l’esatta natura fisica di questo raggio Rosso Rubino, apparentemente freddo. La prima fu che in qualche modo il corpo di Scott funzionasse da batteria solare e metabolizzasse i raggi del sole. Ma, se fosse vero, Scott potrebbe cessare gradualmente di emettere i suoi raggi rimanendo in ambienti isolati dalla luce solare diretta.

L’assenza di luce solare però sembra causare un pericoloso squilibrio fisiologico nel corpo di Scott; inoltre è emersa una nuova spiegazione. Il legame tra i raggi visivi e la luce del sole è rimasto, ma si è scoperto che il corpo di Scott assorbe energia dall’ambiente, non soltanto dal sole. Le sue cellule funzionano sì da accumulatori, ma la forza che assorbono serve a tenere aperti due passaggi tra questo universo e un altro. I passaggi sono, naturalmente gli occhi, due piccolissime aperture che, sotto il controllo assoluto di Scott, permettono il passaggio del Rosso Rubino che è il suo potere mutante.

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La mente di Scott genera un campo di forze psionico in perfetta sincronia con questa sorgente extra dimensionale, che perciò protegge il suo corpo, all’interno e all’esterno, dagli effetti dei raggi ottici e spiega perché possono essere controllati con le palpebre. Ampiezza e livello di energia dei raggi sono regolati e controllati con precisione dallo stesso meccanismo muscolare dell’iride che gli permette di mettere a fuoco la vista. La massima potenza di impatto non è ancora stata misurata, ma si dice che possa forare le montagne. La portata del raggio sembra essere di circa 600 metri. In qualche modo Scott Summers è diventato anche il veicolo di letali forze interdimensionali.

Una ferita alla testa da ragazzo, che gli causò un lieve danno cerebrale, sembra il motivo per cui non può spegnere quando desidera, i suoi raggi. Ecco spiegato il visore speciale sugli occhi, il solo materiale che può imbrigliare questa enorme forza è il quarzo Rubino. Di questa sostanza sono fatti sia gli occhiali, che porta anche quando non è in servizio, sia le lenti piatte del visore di plastica Cycolac indurita che indossa nel ruolo di Ciclope. Le lenti del visore funzionano come un sistema interno di leve alloggiato tra cuscinetti di diamante sintetico controllati da un piccolo motore solenoide rotante.

Funziona in collegamento con la capacità di messa a fuoco degli occhi di Scott, e gli permette di regolare ulteriormente la forza dei raggi. I vecchi modelli avevano un comando sulla destra; l’attuale versione si apre e si chiude per mezzo di microinterruttori montati sui guanti. Per le emergenze c’è un interruttore generale su entrambi i lati del visore che, se è necessario, può chiudere e bloccare la visiera. Scott sembra anche aver sviluppato un acutissimo senso di percezione spaziale. Questa estrema consapevolezza quasi matematica dell’ambiente che lo circonda, gli permette di dirigere riflettere i raggi ottici contro differenti bersagli simultaneamente. Ciclope è un veterano di arti marziali e ha dimostrato di sapersi difendere in combattimenti corpo a corpo contro avversari estremamente pericolosi, incluso Wolverine, suo compagno di squadra.

Scott Summers avrà anche un solo potere, ma è più che sufficiente. Crescere con questa preoccupazione ha inculcato nel giovane Scott Summers una profonda diffidenza nei confronti di sé stesso, che, con l’esperienza e la fiducia dei suoi compagni e amici, si è trasformata in un carattere pacato e responsabile. Questo non vuole togliere nulla al suo istinto e all’abilità di guerriero, tattico e stratega, capacità acquisite con fatica nel tempo, e forgiate nel fuoco di molte battaglie. Gli X-Men lo seguono, perché come disse Henry Kissinger “un capo deve creare l’alchimia di un grande visione “. Ciclope ci riesce, ed a molti livelli, e con la completa fiducia di coloro che guida.

È il mutante che il famoso disegnatore John Byrne chiama “signor X-Men”. È stato presente da prima che ci fosse una squadra definita di X-Men. È colui che il professor X scelse per costruirvi intorno il suo gruppo di mutanti. E fu il primo a guidare team di X-Men nel lontano 1964. Ma non è mai stato una stella di prima grandezza come altri suoi compagni. È un problema di cui Chris Claremontè ben consapevole, sebbene lo scrittore non consideri il nostro eroe un completo spreco di tempo. “Penso che Ciclope abbia avuto i suoi momenti e le sue occasioni, fatto sta che il capo è lui.

È il centro intorno a cui ruotano tutti gli altri e, perciò suo malgrado, tende ad essere dato per scontato. Penso che il problema dipenda dal fatto che, sebbene possa essere definito un eroe, Scott subì gravi danni psichici trent’anni fa, per circostanze che non poteva controllare, quando Jean Grey risorse”, dichiara lo scrittore, facendo riferimento all’ex Marvel Girl, il primo grande amore di Summers. Prima della resurrezione della donna avvenuta nel 1986 in XFactor n.1, dove Ciclope si era sposato e aveva avuto un figlio. “Il ritorno di Jean Grey finì per metterlo nella posizione di commettere un’azione imperdonabile per un eroe, ovvero abbandonare moglie e figlio,” spiega Claremont, che scrive fumetti da più di quarant’anni.

“A mio parere danneggiò il personaggio in modo difficile da rimediare “. Proseguendo, lo scrittore dice che Ciclope era comunque un tipo affidabile: “Era un malinconico eroe byroniano. Ma il problema di possedere un eroe simile è il suo utilizzo effettivo. Non era tipo da nascondere sorprese alla Reed Richards. Era proprio Scott che teneva insieme tutto, il che sembrava limitare le possibilità di evoluzioni future del personaggio. Per quel che mi riguarda, nel mio approccio tentai di inserirmi tra il suo desiderio personale di farsi una vita e il suo senso di responsabilità nei confronti della squadra, del sogno, della scuola. Il mio scopo era di dargli un lieto fine e, mentre era fuori scena, trovare il modo di sviluppare la sua personalità “. Confrontando Ciclope con gli altri X-Men originali, Claremont dice: “non è mai stato brillante come Angelo o ingenuo come Uomo Ghiaccio, e Bestia lo superava pure nella categoria degli angosciati”. Lo scrittore ricorda che in X-Men n.109 descrisse Nightcrawler che affrontava l’angoscia di Ciclope per la mancanza di controllo sui raggi ottici. Gli fa dire con freddo sarcasmo: “Forse hai ragione. Finora ho avuto vita facile, non come te. Non ho mai dovuto preoccuparmi di quei raggi, visto che sono simile ad un demonio blu sin dalla nascita”.

Questi commenti, dice Claremont, mettono a fuoco con precisione un altro aspetto del problema di Ciclope, la sua ossessione nel mettere a confronto la sua diversità con quella degli altri, biasimando sempre sé stesso. “Ciclope è uno dei pochi personaggi caratterizzati più dal suo ruolo che da i suoi sogni, e Wolverine per così dire, gli ha rubato la scena “, conclude Claremont, e fa un ultimo paragone con gli eroi di L’uomo dell’U.N.C.L.E. la serie TV del 1964. “Non mi piace dirlo, ma somiglia molto a quello che avvenne tra Napoleon Solo e Ilya Kuryakin. Robert Vaughn (Solo) doveva essere l’eroe, ma David McCallum catalizzò l’attenzione perché era realmente interessante. Nel Solo di Vaughn c’era unicamente quello che si vedeva; con Kuryakin c’erano molte occasioni per scoprire piaghe nascoste e piccoli difetti. “Lo stesso avvenne con Ciclope, penso: purtroppo è tutto in superficie. Non c’erano molte opportunità di mostrare pieghe nascoste, difetti e nuovi lati appassionanti perché, tutte le volte, si tornava al suo ruolo primario, cioè essere il capo”.
Claremont è sicuro che lo scrittore Stan Lee avesse creato Ciclope come caposquadra fin dal momento in cui lui e il disegnatore Jack Kirby lo presentarono nel 1963.

“La cosa interessante è che immagine di Ciclope nella mente di Stan era un giovane Anthony Perkins, il che vi fa capire da dove venisse e dove prendesse molte delle sue caratteristiche. Per quel che mi riguarda, l’immagine che mi ero fatto io, nel bene o nel male, era invece di un giovane Henry Fonda. Lo volevo molto più responsabile e molto più rigoroso ma volevo anche inserire occasioni e spunti per situazioni divertenti e sentimentali. Forse, non così tante come con James Stewart, ma Harry Fonda in alcune delle commedie degli anni Trenta aveva un potenziale che volevo utilizzare con Ciclope. Non sono mai riuscito a capire come fare e continuavo a pensare: troverò il modo, e poi esso arrivò con X-Factor. Per me, è il classico eroe della frontiera western americana,” continua Claremont. “Il catalizzatore per l’arrivo della civiltà.

Essenzialmente lo vedevo diventare Ethan Edwards (interpretato da John Wayne nel ’56 in Sentieri Selvaggi); parte come un Jeffrey Hunter e crescendo diventa John Wayne “. Proseguendo i paragoni con John Wayne, lo scrittore passa a un altro classico western, il Fiume Rosso di Howard Hawks: “Scott è Tom Dunstone, Jean è la sua prima moglie che muore nell’attacco iniziale degli indiani, e immagino che si possa considerare Emma Frost (la Regina Bianca) come il personaggio di Johanne Dru, la giocatrice dal cuore d’oro, solo che questa alla fine sceglie lui e non Montgomery Clift. Per me, Ciclope è così. È il tipo che sa guidare gli uomini, e gli uomini lo seguono, ma prr lui può essere molto difficile gestire quelle circostanze.

È un personaggio che molti scrittori moderni, soprattutto quelli che seguono il modello inglese, fanno fatica a comprendere o padroneggiare. L’oscurità in lui è molto profonda, ma va di pari passo con i suoi punti di forza e il suo coraggio personale. Non dovrebbe mai apparire come un personaggio pittoresco. Dovrebbe essere uno che ispira rispetto, perfino quando sapete che si sbaglia. Le sfumature sono molto importanti “. I difetti inseriti nella sua personalità al momento della creazione o sviluppatisi nei cinquantatré anni dal suo debutto hanno impedito a Ciclope di diventare una stella di prima grandezza nel Pantheon degli Eroi Marvel, ma non di essere una delle colonne degli X-Men e anche dell’universo Marvel in generale. È un ruolo che gli si adatta alla perfezione questo, e che di certo Scott continuerà a ricoprire ancora per molti anni.

Articolo e Illustrazione Christian Imbriani

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