IRONMAN – Bulloni e dadi

A metà del 1962, un anno dopo il suo inizio con Fantastici 4 numero 1, l’embrionale universo Marvel poteva già contare su un nutrito gruppo di supereroi. Tra questi, quattro aspiranti astronauti avevano ottenuto i loro poteri dopo essere stati esposti ai raggi cosmici, mentre uno scienziato aveva utilizzato una formula restringente per raggiungere le dimensioni di un insetto e uno scarico di radiazioni gamma avevo trasformato un altro genio della ricerca in un essere verde.

Questi sei personaggi vennero presto affiancati da altri due arrivi: un ragazzo che iniziò ad arrampicarsi sui muri e un Dio nordico approdato sulla terra.
The Fantastic Four, Ant-man, Hulk, Spider-Man e Thor vennero alla luce in un periodo di soli dieci mesi, grazie a una esplosione di creatività da parte di Stan Lee e dei disegnatori Jack Kirby e Steve Ditko. Dovevano passare ad altri nove mesi prima che il numero degli eroi della Marvel crescesse. Anche se gli esperimenti scientifici e le radiazioni avrebbero continuato ad avere un ruolo importante nella creazione degli eroi della Marvel, Lee percorse una strada diversa con l’eroe numero nove, il quale entrò in scena sferragliando, nel 1963 in Tales of Suspense numero 39.

Editor e autore principale della Marvel, Lee propose il ricco inventore di armi, che senza alcun superpotere, in un primo momento si rivolgeva alla tecnologia per salvarsi la vita. A differenza degli altri supereroi, Stark acquisiva le sue straordinarie capacità solo indossando la sua armatura; questo significava che altri avrebbero potuto prendere il suo posto nei panni di Iron Man, come infatti accadde in seguito. “Per quanto ne sapevo, nel mondo dei fumetti non c’erano altri personaggi in costume che fossero ricchi uomini d’affari.

Un background di questo tipo sarebbe stato considerato troppo banale per un eroe che compiva azioni eroiche”; affermò Lee che, evidentemente, considerava tipi come Bruce Wayne (Batman) della DC come Oliver Queen (Green Arrow) e Weasley Todds (Sandman) come dei semplici ricchi playboy dilettanti. “Più ci pensavo, più l’idea mi prendeva. Immaginavo una sorta di Howard Hughes con ricchezze quasi illimitate, un uomo con società e interessi in ogni parte del mondo, invidiato dagli altri uomini e ricercato dalle donne di tutte le classi sociali”, aggiunse lo scrittore.

Il risultato fu Tony Stark, concepito da Lee come personaggio legato al proprio lavoro molto più di quanto non lo fossero l’alter ego di Batman e altri tipi del genere. “Gli affari di Tony Stark avevano un ruolo importante nelle storie di Iron Man che scrivevo. Non ricordo di aver mai letto nulla sulle attività di Bruce Wayne nei fumetti di Batman”. Coerentemente con l’etica del lavoro del personaggio, Lee introdusse Stark mentre faceva una dimostrazione per una nuova invenzione, che sarebbe diventata la base per l’armatura di Iron Man, alle truppe statunitensi nel Vietnam del Sud. Si trattava di un’ambientazione insolita per due motivi.

Non solo era uno dei rari casi, all’epoca, in cui le origini di un eroe erano legate a un evento storico preciso, ma con il presidente Kennedy alla Casa Bianca, era un momento in cui le forze americane si trovavano nel paese asiatico solo in qualità di consulenti; mancavano infatti ancora due anni alla guerra del Vietnam.

Lee diede una spiegazione molto semplice a questa scelta: “Scelsi il conflitto nel Vietnam perché era un fatto attuale e avevo bisogno di fondare le origini Tony Stark su uno scontro armato.” Inoltre, questo diede allo scrittore la possibilità di inserire un altro comunista convinto nelle sue storie.

Wong-Chu infatti può essere stato un personaggio usa e getta, ma stabilì il tono delle prime avventure di Stark. Nei suoi primi due anni passati nei panni di Iron Man, Tony avrebbe affrontato altre minacce rosse come Red Barbarian e la Vedova Nera, ma anche la Dinamo Cremisi e Unicorno, che sarebbero diventati dei nemici ricorrenti per la Testa di Ferro, come Lee aveva soprannominato la sua creazione. Per creare gli eroi che popolano l’universo Marvel, l’autore aveva scelto di non utilizzare il modello tradizionale; non voleva eroi senza macchia con alter ego perfetti, voleva dei personaggi veri e le cui gesta eroiche oscurassero le identità segrete piene di difetti o, nel caso di Thor, con una invalidità fisica. Lo Stark di Lee sembrava avere tutto: ricchezza, fama, fascino, donne.

Cercando l’aspetto melodrammatico che aggiunse un po’ di tragedia alla vita di Stark, “il dolore segreto, il problema nascosto che lo avrebbe perseguitato ogni giorno della sua vita”, lo scrittore arrivò a una semplice soluzione. “Il nostro eroe poteva restare ferito al cuore e il suo cuore avrebbe dovuto essere collegato ad un congegno meccanico che gli permettesse di battere. Il congegno poteva divenire l’elemento base di un armatura completa, in grado di inserirli grandi poteri e di nascondere la sua identità. Mi piaceva. Sapevo che avrebbe funzionato”. Una volta stabiliti i fatti più importanti, Lee delineò la storia originaria in cui Stark attivava la bomba che avrebbe danneggiato il suo cuore e portato alla sua cattura da parte dei Viet Kong, che lo avrebbero costretto a inventare nuove armi. Con l’aiuto del compagno di prigionia, il professore Yinsen, Stark iniziò a creare un ingombrante completo grigio, altamente tecnologico.

I suoi aguzzini pensavano fosse destinata a loro, ma in realtà, l’armatura serviva a mantenere in vita Stark e facilitarne la fuga.  L’ideatore si trovava di fronte a un dilemma. Stava già scrivendo e I Fantastici 4, e l’incredibile Hulk, il Viaggio all’interno del Mistero con le avventure di Thor, Strange Tales con quelle della Torcia Umana e varie altre strisce. anche se Hulk stava per essere cancellato, Spider-Man stava per partire con una rivista tutta sua nello stesso momento in cui Iron Man era pronto a debuttare in Tales of Suspense. Non si poteva andare avanti in quel modo, e Lee decise di lavorare con Ditko su Amazing Spider-Man e assegnò a suo fratello Larry Lieber il compito di scrivere la storia sulle origini di Iron Man. Allo stesso modo, con Kirby impegnato su tutto tranne che su L’Incredibile Hulk e sugli imminenti i numeri mensili di Spider-Man, Lee aveva bisogno di un artista a cui affidare i fumetti di Iron Man.

Si rivolse a Don Heck, un collaboratore regolare della Marvel per varie antologie, il quale, con Lieber, aveva ereditato da Lee e Kirby la serie di Ant-man in Tales to Astonish. Kirby, sempre fondamentale nella creazione dell’universo Marvel, ebbe comunque una certa importanza nella nascita di Iron Man, come spiego Heck. “Disegnò lui il costume perché si stava occupando della copertina. Le copertine venivano sempre fatte prima ma io creai l’aspetto dei personaggi come Tony Stark e la sua segretaria Pepper Potts”.

Kirby e Heck definirono un elemento fondamentale della vicenda quando, integrando il fatto nella storia, modificarono l’armatura dell’eroe, dal sinistro grigio a un meno sgradevole color oro nella sua seconda apparizione. Insieme ad Heck, Ditko portò avanti il secondo dei regolari miglioramenti dell’armatura, semplificandola e aggiungendo un design rosso e oro otto uscite più tardi. Il resto è Storia.

 Articolo e Illustrazione Christian Imbriani

adv