SunrisePop, intervista esclusiva allo speaker e conduttore KEVIN DELLINO

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Spesso sono stato pioniere di eventi a scopo benefico e sociale. È importante comprendere quanto, semplicemente con la propria credibilità ed immagine, si possa diventare utili per portare un aiuto concreto alle persone più fragili

 

di Patrizia Faiello

A SunrisePop magazine abbiamo il piacere di ospitare uno dei conduttori più vivaci del sud Italia Kevin Dellino.

Il presentatore pugliese in passato è stato anche uno speaker radiofonico. Lo abbiamo intervistato per voi.

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Benvenuto sulle pagine di Ditutto Kevin. Tu hai grande esperienza e professionalità ed hai condotto tantissimi tra i migliori eventi del Sud Italia e non solo. C’è un progetto o un programma a cui hai partecipato che ti è stato particolarmente a cuore, oltre ovviamente  la tua partecipazione a Telenorba che ha decretato e ti ha consacrato al successo?

Ce ne sono veramente tanti dagli esordi, quando presentavo saggi di danza, ai grandi festival. Un evento in particolare che mi viene subito in mente è stato ‘Un Gesto d’Amore’, una maratona di 20 ore di diretta televisiva, dagli studi di Telesveva ripetuta su Puglia Channel Sky, ed oltre 50 tv locali e streaming in tutta Italia. Alla trasmissione era legata una raccolta fondi a favore delle famiglie dei piccoli in cura presso il reparto ematooncologici del policlinico di Bari, evento a cui hanno partecipato tantissimi artisti, uno fra tutti Pippo Baudo. È stata una bella scommessa che abbiamo vinto, l’obiettivo è stato quello di avviare un progetto per la costruzione di alloggi che potessero ospitare le famiglie di questi piccoli provenienti anche da altre regioni e Paesi. È stata una esperienza unica e che rifarei volentieri soprattutto per la nobile finalità».

Nella vita per raggiungere un obiettivo occorre un impegno sudato, ma anche una buona dosedi talento e fortuna. Il tuo percorso artistico e quello che sei riuscito a realizzare è esattamente quello che immaginavi?

Con molta modestia rispondo di “no” e vi spiego anche perché. Sono stato affascinato da questo mondo dal primo momento, quando iniziando i primi passi e le prime conquiste, immaginavo che magari a questa età avrei almeno vinto 2Telegatti e presentato programmi in prima serata sulle reti nazionali. Immaginavo questo. C’è da dire che la tv, da allora ad oggi, ha subito diverse evoluzioni e gli schemi sono stati stravolti. Io continuo a sognare oggi come allora e non è detto che non accada in futuro! Per il resto posso ritenermi fiero ed orgoglioso della gran parte dei miei lavori che mi hanno permesso di arrivare al cuore di tantissime belle persone e soprattutto di fare tantissima esperienza. Non si finisce mai di imparare ed io ho sempre fame di novità.

Il mondo della radio è cambiato, c’è qualcosa che vorresti tornasse come prima?

La radio è oggettivamente cambiata e con l’avvento delle radio television si è rivoluzionato completamente anche lo stesso modo di rapportarsi con gli utenti. Non c’è più mistero di ciò che c’è dietro quel microfono ma assoluta condivisione e questo secondo me rafforza il rapporto con l’utente che diventa anche spettatore rendendolo complice anche attraverso i social e i canali web generando ulteriori interazioni. Tutto questo, quando funziona, diventa affascinante.

Nel 2020 hai dato vita al progetto, a favore di Croce Rossa Italiana, con la partecipazione di oltre 30 artisti Nazionali che hanno reinterpretato “Il mio canto libero” di Battisti, riscritto quale “Inno ai medici” da Mogol, durante l’emergenza Covid-19. Quanto è importante nella vita, anche attraverso l’arte, mettersi a servizio dei più fragili?

Per me tutto questo ha un significato molto importante. Spesso sono stato pioniere di eventi a scopo benefico e sociale, come ad esempio la giornata nazionale delle diverse abilità del 24 Maggio, dove nell’occasione con i miei amici dell’associazione LIASS organizziamo un evento ogni anno. Ho collaborato anche con Telethon e ho condotto numerose serate a scopo benefico legate a campagne sociali e raccolte fondi a favore di vari enti e associazioni.  È importante comprendere quanto, semplicemente con la propria credibilità ed immagine, si possa diventare utili per portare un aiuto concreto alle persone più fragili».

Medici, infermieri, operatori e volontari sono sempre impegnati in prima linea nella lotta contro un nemico invisibile e continuano ad impegnarsi con professionalità e dedizione per assicurare un futuro pieno di speranza a noi tutti. Quale messaggio vorresti lanciare ai nostri lettori?  

Non perdere mai la speranza e di credere sempre in se stessi. Questo ce lo ha insegnato credo lo stesso COVID. In tanti abbiamo sofferto ma fortunatamente siamo riusciti a superare gran parte del percorso che inizialmente sembrava infinito. Bisogna sempre tenere da parte una piccola sana dose di ottimismo da tirar fuori all’evenienza per evitare di cadere nello sconforto, dal quale poi si fa fatica ad uscire.

 

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