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Per il nuovo numero di DiTutto abbiamo il piacere di ospitare la linguista, traduttrice, scrittrice e attivista per i diritti umani Milena Rampoldi. La sua figura è legata alla nascita di ProMosaik, un’iniziativa da lei fondata per promuovere la pace, il dialogo interculturale e l’inclusione sociale. Ecco cosa ci ha raccontato!

ProMosaik nasce come iniziativa dedicata al dialogo interculturale e interreligioso: in che modo questo progetto ha influenzato la tua produzione letteraria e la scelta dei temi che affronti nei tuoi libri?

ProMosaik è punto d’arrivo e di partenza in quanto sono una donna che scrive per rimanere in cammino verso una meta dinamica che si sposta costantemente in avanti nel senso della massima goethiana: “Non si viaggia per raggiungere la meta, ma per viaggiare”. ProMosaik significa “a favore del mosaico” che simboleggia multiculturalità, diversità, bellezza artistica, innovazione educativa, polifonia e rivoluzione estetica dal basso. I temi dei miei libri sono allo stesso tempo il riflesso e la fonte di ProMosaik.

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Scrivi spesso di diritti umani, giustizia sociale e lotta contro discriminazioni: cosa ti spinge a trasformare questi temi in narrazione e saggio?

La necessità di dover affermare diritti umani, giustizia sociale e antirazzismo la dice lunga sulle condizioni di un mondo militarizzato e violento che non condivido e vorrei cambiare perché adoro la vita densa di significato e potenzialità. La dialettica tra il mondo reale e i miei ideali di giustizia sociale e di pacifismo, multiculturalismo vissuto ed estetismo esistenziale determina il mio agire quotidiano caratterizzato da una lotta della penna contro le violazioni dei diritti umani onnipresenti nel mondo di oggi.

Nei tuoi libri affronti anche temi complessi come la schiavitù, la mutilazione genitale femminile e il razzismo: quali scelte narrative o saggistiche adotti per trattarli con rigore ma anche con empatia?

La schiavitù in Mauritania, la mutilazione genitale femminile, l’esclusione della donna dalla politica nei paesi musulmani e l’islamofobia in occidente sono le tematiche che ho affrontato in diversi libri per mostrare esempi di lotta contro l’ingiustizia e l’oppressione nelle sue forme più gravi nel mondo musulmano di oggi. Come femminista musulmana ovviamente non posso rimanere neutrale, “incassando” a volte la critica che i miei libri conterrebbero un “filo rosso ideologico” all’interfaccia tra socialismo e Islam femminista e multiculturale.

La musica, la poesia e l’arte sono elementi centrali nella tua biografia: come entrano nella tua scrittura e nel tuo modo di raccontare il mondo?

ProMosaik Music, ProMosaik Poetry e ProMosaik Art sono tre sottoprogetti di ProMosaik che sono intrisi di elementi autobiografici intrecciati con la mia scrittura e il modo di raccontare il mondo. Credo nella politicità di tutto, anche dell’intimità e dell’amore che se vissuti in modo profondo hanno risvolti sul mondo socio-politico per promuovere giustizia e pace. Le mie poesie antisioniste e le poesie d’amore definite come danze all’ombra del Corano non si contraddicono affatto, perché la vita nella sua interezza acquista una dimensione socio-politica profonda.

La tua produzione spazia tra saggistica, poesia, narrativa interculturale e testi accademici: quale genere senti più vicino alla tua identità autoriale e perché?

Il mio stile di vita modesto, al di fuori dell’intellettualismo elitario, tende a promuovere la mia identità come scrittrice accademica anche se i temi del mio “Manifesto”, permeato da idee sociopolitiche antirazziste e antifasciste all’insegna del dialogo interculturale e interreligioso “ideologizzano” tutto quello che scrivo e traduco. Un metodo che cerco di attuare è quello di rendere il discorso accademico più accessibile, redigendo articoli per diffondere opere specialistiche.

Patrizia Faiello

 

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