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ROMA – Mercoledi 4 marzo,  al Teatro Ghione di Roma, non è andato in scena solo il tributo al gigante della musica italiana Lucio Dalla; è stato l’inizio di qualcosa di molto più grande e noi di DiTutto eravamo presenti. L’evento, curato nella regia e nell’ottimizzazione da Alessandra Casale, ha dato voce all’impegno di Lu.N.A. (Luxury Network Association).

Attraverso le parole del presidente Vittorio Savoia e le testimonianze dei referenti di AICARM, abbiamo toccato con mano il senso profondo della serata: trasformare l’arte in ricerca scientifica per le malattie rare.

Sul palco, il maestro Antonio Nasca, pianista produttore e compositore con una lunga carriera alle spalle, ha guidato un’anima collettiva. Insieme a lui, una band che ha reso ogni brano un’esperienza fisica: la direzione musicale e il basso di Paolo Grillo, le chitarre di Stefano Profazi, le tastiere di Fabrizio Boffi, la batteria di Marco Tardioli, il sax e il clarinetto di Gian Piero Lo Piccolo e le voci avvolgenti di Marilicia Piccaluga e Giorgia Cardone.

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Abbiamo viaggiato tra gli arrangiamenti inediti di “Caruso” e “Anna e Marco”, ci siamo emozionati con il medley di “La casa in riva al mare” e “Piazza Grande”, fino a quel crescendo quasi mistico de “La sera dei miracoli”. Il finale è stato un abbraccio: un intero teatro che cantava il ritornello di “Attenti al lupo”, abbattendo ogni distanza tra palco e platea.

Proprio lì, tra l’eco dell’ultimo applauso e l’adrenalina ancora viva, abbiamo incontrato Antonio Nasca. In questa intervista ci racconta cosa significa dare una nuova veste a questi capolavori per una causa che non può più rimanere invisibile. Buona lettura!

Qual è il primo ricordo che hai della sua musica e quando hai capito che volevi dedicargli un intero tributo?

Il mio primo ricordo legato a Lucio Dalla è una cassetta: DallAmeriCaruso, nel 1986. Avevo 13 anni. L’album uscì il 23 marzo di quell’anno, esattamente quarant’anni fa. È stato uno di quegli incontri che restano impressi e che, col tempo, capisci averti segnato profondamente.

Dalla aveva un modo unico di suonare il pianoforte, quasi jazzistico e improvvisato. Come hai lavorato per far tuo il suo stile senza perdere la tua identità di musicista?

Dalla nasce jazzista, in particolare come clarinettista e sassofonista, anche se lui stesso ha spesso raccontato che il suo primo strumento fu la fisarmonica. Il mio obiettivo non è imitare, ma raccontare Lucio attraverso la mia sensibilità: far conoscere la sua musica e i suoi testi filtrandoli attraverso la mia interpretazione, senza mai perdere la mia identità.

Il tributo si è tenuto proprio il 4 marzo, una data diventata parte della storia della musica italiana. Cosa hai provato a salire sul palco nel giorno del suo compleanno? Hai sentito una responsabilità maggiore?

È stata una scelta fortemente voluta. Quando ho deciso di avviare la produzione dello spettacolo e individuato il teatro, ho chiesto subito la disponibilità per il 4 marzo. Quando la direzione del Teatro Ghione mi ha confermato la data, quella è stata la luce verde che ha fatto partire tutto. Sì, la responsabilità era grande, ma anche l’emozione.

Perché hai scelto proprio questo titolo per lo spettacolo? Quale “miracolo” speravi accadesse tra il palco e il pubblico del Teatro Ghione?

La sera dei miracoli è uno dei brani più iconici di Lucio Dalla, una canzone profondamente legata a Roma. Nel nostro spettacolo assume un significato ancora più intimo e profondo. Il concerto è stato costruito insieme all’associazione Lu.n.a (Luxury Network Association), di cui sono socio fondatore. Uno degli obiettivi principali di Lu.n.a è creare eventi benefici, e il “miracolo” del 4 marzo è stato devolvere parte dell’incasso ad AICARM, l’Associazione Italiana Cardiomiopatie.

Hai messo insieme una band completa, dai fiati ai cori. Cosa cercavi nei musicisti per restituire la magia degli arrangiamenti originali di Lucio?

Conosco tutti i musicisti da moltissimo tempo, non solo dal punto di vista professionale ma anche umano. Sono persone splendide e il gruppo che si è creato è davvero magico. Gli arrangiamenti sono stati curati da Paolo Grillo, bassista del gruppo, che è riuscito a rispettare e ricreare in modo impeccabile il mondo sonoro di Lucio.

Come sei riuscito a gestire il doppio ruolo di produttore e artista?

È un ruolo che mi appartiene da sempre. Fin dall’inizio della mia carriera ho imparato a muovermi tra organizzazione e palcoscenico. Una parte di me è dietro le quinte, l’altra è sul palco al pianoforte: questo equilibrio mi affascina molto.

C’è stato un momento che consideri il “cuore pulsante” della serata?

Senza dubbio l’esecuzione di Futura. È stato il momento più intenso per partecipazione ed emozione. È un brano incredibilmente attuale è un testo che invita a riflettere e allo stesso tempo, lascia un filo di speranza per il domani.

Perché hai scelto di devolvere parte del ricavato ad AICARM e quanto è importante per te che la musica sia veicolo di solidarietà?

AICARM è un’associazione a noi molto vicina e, in linea con lo statuto di Lu.n.a, sosteniamo realtà che si occupano di malattie rare. Le cardiomiopatie sono molteplici e spesso poco conosciute: per questo la ricerca scientifica e l’acquisto di defibrillatori rappresentano due aspetti fondamentali.
Come responsabile eventi dell’associazione Lu.n.a, credo fortemente che la musica debba avere un ruolo centrale nella nostra missione. Ha una forza straordinaria, un potere quasi subliminale di entrare nell’anima delle persone. La musica guarisce, unisce e ci rende migliori.

Se oggi avessi la possibilità di parlare con Lucio Dalla, cosa gli diresti?

Semplicemente: grazie. Se oggi faccio questo lavoro, forse lo devo anche a lui.

Progetti futuri?

Portare questo tributo a Lucio Dalla in giro, insieme a questa band meravigliosa, e continuare a nutrirmi di musica ogni giorno.

Patrizia Faiello

 

 

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