Max Magnani, tra Acetone e Lupo

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Qual è il mio brano a cui sono più affezionato? Il migliore? Quello di cui sono più orgoglioso? La risposta è semplice, non l’ho ancora finito. E’ sempre il prossimo

Incontrare l’artista bolognese Max Magnani è sempre una ventata d’energia e fa venire un po’ di invidia. Non invidia cattiva e risentita, ma quella sana, quella che ti fa chiedere come fa Max, dopo tante serate, tanti anni in console ed in studio e tanta energia regalata al pubblico, ad approcciarsi al lavoro del DJ e del produttore con tanta voglia di fare.

Dove diamine la trova, ancora, tanta voglia di guardare avanti e non indietro? La risposta è semplice: la trova nella musica e nell’amore per un lavoro, quello del DJ, che si è scelto non perché fosse la scelta più comoda e redditizia (come invece fanno il 98% dei suo colleghi ed il 90% di tutti noi).

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Max quando produce con Steve Tosi la sua versione di “Vogue” su Acetone (la label di Nari e Jens Lissat su cui pubblicano la sua musica anche la giovanissima Michelle C), non riproduce una copia sbiadita di un capolavoro anni ’90 (o fine anni ’80, che è uguale). Non va in studio per “andare dritto al top di Beatport”. Lavora di più, a modo suo, in modo originale e unico… e guarda caso i risultati arrivano, eccome.

«Ogni disco è come un figlio, tu vuoi bene a tutti, anche quelli che non ‘funzionano’. Nelle mie serate suono tutti i miei dischi, anche quelli che sono piaciuti di meno. Anche alla nostra “Vogue” abbiamo lavorato tanto, facendo interpretare in modo originale la parte vocale, regalando un suono house vagamente retrò (e quindi futuristico, NDR) alla canzone… ecco perché è piaciuta, credo».

Ti stai godendo un meritato successo, come produttore… e anche come DJ

«In realtà ero già contento prima,      quando i miei brani su Beaport in classifica avevano meno successo. Oggi sto raccogliendo i frutti di tre anni di lavoro, come produttore. E anche come DJ sono soddisfatto».

Continua, tra le altre la tua collaborazione con Lupo Beach, al Lido di Savio, in Romagna…

«Sono reduce da una bellissima serata di Capodanno in questo spazio, conosciuto da tempo la sua identità musicale… ecco perché ho potuto non suonare “Disco samba”, il classico brano ‘da trenino’! Il titolare viene spesso intervistato da Radio Tre, lo dico solo per capire il livello artistico di ciò che propone… Ecco, sarò resident con un appuntamento fisso la prossima estate. Perché gli spazi per la musica particolare ci sono, anche oggi. Basta cercarseli».

Lorenzo Tiezzi

 

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