Elisabetta Marcianò: «L’arte deve entrare nella vita delle persone, emozionarle, a volte persino disturbare»

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Giornalista, critica, Direttrice del Polo Culturale Altafiumara e della testata Reggio Informa, la Dott.ssa Elisabetta Marcianò è una delle figure più dinamiche della cultura calabrese, capace di rendere la bellezza un’esperienza viva e alla portata di tutti. Lo fa con una sensibilità rara, soprattutto attraverso il format originale delle sue “cene d’arte”, dove il piacere della tavola e quello della pittura si incontrano per creare momenti di vera condivisione.

È con questo spirito che l’abbiamo ritrovata a Roma lo scorso 18 dicembre, nella splendida cornice di Palazzo Valentini. Un evento speciale che la sottoscritta ha curato e realizzato in ogni dettaglio insieme alla Presidente Loredana Paolesse per l’Associazione “Il Cibo e l’Arte”, nato per celebrare il ritorno in Italia dell’artista White King. In questa chiacchierata, Elisabetta ci racconta le emozioni di quel pomeriggio e la sua visione di un’arte che, proprio come abbiamo voluto dimostrare a Roma, sa farsi comunità.

Elisabetta, partiamo proprio da Palazzo Valentini. È stato un piacere averti con noi il 18 dicembre. Insieme alla Presidente Loredana Paolesseabbiamo lavorato tanto per creare un’atmosfera che unisse istituzioni e calore umano: che impressione hai avuto di questo evento e del ritorno di White King in Italia?

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“È stato davvero un piacere essere a Palazzo Valentini il 18 dicembre. Ho percepito un equilibrio raro tra il rigore istituzionale del luogo e un calore umano autentico, frutto di un lavoro condiviso e sentito. Insieme alla Presidente Loredana Paolesseavete costruito non solo un evento, ma un momento di relazione vera. Il ritorno di White King in Italia mi è sembrato simbolico e potente: un ritorno che non guarda al passato, ma che si reinserisce nel presente con una nuova consapevolezza, dialogando con la città di Roma e con l’Italia in modo elegante e originale”.

Tu sei un’esperta nel creare “Cene d’Arte”. Com’è stato vedere la filosofia della nostra Associazione “Il Cibo e l’Arte” prendere vita in una sala così prestigiosa a Roma? Credi che questa sia la strada giusta per avvicinare il pubblico alla cultura della bellezza?

“Vedere la filosofia de “Il Cibo e l’Arte” prendere forma in una sala così prestigiosa è stato emozionante. Le Cene d’Arte nascono proprio per questo: per rompere le barriere, per far sì che l’esperienza estetica passi anche attraverso i sensi, la convivialità, il tempo condiviso. Credo profondamente che questa sia la strada giusta per avvicinare il pubblico alla cultura della bellezza: non spiegandola dall’alto, ma facendola vivere, assaporare e ricordare”.

Da curatrice attenta, cosa ti ha colpito di più della tecnica e del messaggio di Cristian Epifani? Pensi che la sua “Arte Impossibile” possa trovare casa anche nelPolo Culturale ad Altafiumara?

“Di Cristian Epifani mi ha colpito innanzitutto il coraggio. La sua tecnica è rigorosa, quasi ascetica, ma al tempo stesso carica di tensione emotiva. Il messaggio della sua “Arte Impossibile” è una sfida continua ai limiti, non solo materiali ma anche mentali. È un’arte che chiede tempo e ascolto. Sì, credo che potrebbe trovare casa ad Altafiumara: il Polo Culturale è uno spazio aperto alla ricerca, e il dialogo tra il suo lavoro e il paesaggio dello Stretto potrebbe essere sorprendente”.

Cosa significa per te gestire uno spazio così magico, affacciato sullo Stretto? Come riesci a far dialogare la tua terra con palcoscenici importanti come quello romano?

“Lavorare dentro uno spazio affacciato sullo Stretto significa convivere ogni giorno con la bellezza e con la responsabilità che essa comporta. È un luogo carico di mito, di passaggi, di attese. Il mio lavoro, la mia missione è far sì che la Calabria non venga percepita come periferia, ma come centro di visioni. Il dialogo con palcoscenici importanti come quello romano, perciò, nasce dalla coerenza: portare la mia terra non come folklore, ma come pensiero contemporaneo, come voce autorevole nel panorama culturale”.

Sia nel giornalismo che nelle tue curatele, usi un linguaggio che arriva dritto al cuore. È questo il segreto per far sì che l’arte non resti chiusa nei musei ma entri nella vita delle persone?

Credo di sì. Il linguaggio è fondamentale. Se l’arte viene raccontata solo in modo autoreferenziale, resta chiusa. Io cerco sempre un linguaggio che sia colto ma umano, che non semplifichi ma che inviti. L’arte deve entrare nella vita delle persone, emozionarle, a volte persino disturbare. Solo così diventa necessaria e non decorativa.

Tra una nuova cena d’arte e i progetti ad Altafiumara, cosa bolle in pentola per i prossimi mesi? Ci sono nuove collaborazioni all’orizzonte che potrebbero unire la Calabria con la realtà Romana?

“Bolle molto in pentola. Ci sono nuove Cene d’Arte in fase di progettazione e ad Altafiumara stiamo lavorando a residenze artistiche e a una programmazione che intrecci arti visive, parola e paesaggio. Sul fronte delle collaborazioni, sì è aperto un dialogo con realtà romane che potrebbero creare un ponte stabile tra la Calabria e la Capitale. Mi piace pensare a progetti che non siano eventi isolati, ma percorsi condivisi, capaci di crescere nel tempo”.

Attraverso Reggio Informa, qual è l’aspetto della città che ami di più mettere in luce?

“Attraverso Reggio Informa amo soprattutto raccontare il lato umano della città: le persone, le storie di impegno quotidiano, le iniziative positive che spesso restano lontane dai riflettori. Reggio Calabria è una città complessa, ma ricca di energia, creatività e resilienza, e credo sia importante valorizzare chi lavora per migliorarla ogni giorno, spesso in silenzio”.

Secondo te, quanto è importante oggi per una città come Reggio Calabria avere il supporto di una realtà giornalistica sempre più vicina ai cittadini?

“È fondamentale. Oggi più che mai c’è bisogno di un giornalismo di prossimità, capace di ascoltare i cittadini, raccogliere le loro istanze e fare da ponte tra la comunità e le istituzioni. Una realtà come Reggio Informa cerca di essere presente sul territorio, accessibile, credibile e vicina, perché solo così l’informazione può diventare uno strumento di partecipazione e crescita collettiva”.

C’è una notizia o un’iniziativa seguita dalla tua testata di cui vai particolarmente fiera?

“Sì, vado particolarmente fiera delle iniziative sociali e culturali che abbiamo seguito e sostenuto dando voce ad associazioni, giovani, volontari e realtà locali spesso poco considerate. Ogni volta che un nostro articolo contribuisce a far conoscere un progetto positivo o ad accendere un dibattito costruttivo in città, sento di aver svolto davvero il mio ruolo”.

Patrizia Faiello

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