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Protagonista indiscussa della scena dance dei primi anni Duemila, Haiducii è una delle voci che hanno segnato un’intera generazione.

Divenuta celebre in tutto il mondo con l’intramontabile Dragostea Din Tei, brano che ha scalato le classifiche internazionali e fatto ballare milioni di persone, l’artista romena naturalizzata italiana Paula Mitrache ha saputo trasformare un successo planetario in una carriera solida e riconoscibile, fatta di tour, nuovi singoli e continue sperimentazioni musicali.

Nel corso degli anni Haiducii ha dimostrato di non essere solo un fenomeno del momento, ma una cantante capace di evolversi, rinnovarsi e restare fedele alla propria identità artistica. In questa intervista esclusiva per DiTutto.it, l’artista si racconta senza filtri, ripercorrendo le tappe più importanti del suo percorso, i momenti di svolta e le nuove sfide che guarda oggi con entusiasmo e determinazione. Buona lettura!

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Prima del successo internazionale, che tipo di artista sognava di diventare?

Prima di tutto, grazie per avermi fatto conoscere meglio la vostra rivista, che profuma di mare, tradizioni e bellezze barocche. Forse ero destinata ad avere due vite artistiche in una sola. La prima è quella di Paula Mitrache, artista che nasce a Bucarest in Romania e sogna di cantare, diventare una stella (quasi ideale dopo la caduta di Ceaușescu), per citare uno dei brani che cantavo negli anni ’90 nella Rai romena. Ero una sognatrice. La seconda è Paula Mitrache diventata Haiducii, un’artista che vede tanti sogni realizzarsi. Sì, forse il mio punto forte è sognare.

“Dragostea Din Tei” è diventata una hit mondiale. Come ha vissuto quel momento?

Se potessi definire cos’è la vita per me, è senz’altro una bilancia. Così è stato quel periodo di dare e avere, felicità infinita e dolore inimmaginabile. Uno però si potrebbe chiedere: chi ha vinto? La felicità del successo mondiale o la perdita della mamma e poi del papà nello stesso periodo? Nessuno vince davanti a questi pesi fuori forma; tutto si trasforma in forza e tanta luce per affrontare il domani. Ho vissuto un periodo talmente frenetico che tanti momenti me li sono ricordati dopo tre anni. Un successo travolgente, quasi un uragano di affetto, amore e tanta felicità.

Quale brano musicale la rappresenta di più? E perché?

Sono sicura che qualsiasi brano io dica, nella mente di chi legge l’intervista risuonerebbe sicuramente Dragostea Din Tei. Ho imparato ad amarla e ad essergli riconoscente (anche se non la volevo cantare inizialmente perché era una cover) e farne di lei il mio vestito di scena. Comunque nella mia anima risuona il jazz e la musica elettronica a palla.

Come si è evoluto il suo stile musicale negli anni?

Ah, stavo raccontando del mio amore forte per la musica elettronica che riesce a farmi muovere l’anima e il corpo. La adoro. Tutto è partito da una versione diversa di “Dragostea Din Tei” realizzata da un team di professionisti speciali per me. Da quel giorno io sono cambiata, sono entrata in un’altra fase artistica. Negli anni ’90 studiavo a Bucarest alla Scuola Popolare d’Arte con i più grandi artisti della Romania. Sono stata molto fortunata ad averli come professori, maestri di palcoscenico. Noi studiavamo un’ampia gamma di stili, passando dal jazz, pop, rock, anche lirica. Come dicevo all’inizio dell’intervista, la vita è un dare e avere. Gli studi erano iniziati in una maniera molto rigida sotto l’ultimo periodo del regime di Ceaușescu. Invece, il successo in Romania è avvenuto subito dopo la caduta del regime, quando tutto cambiava veste e la Romania desiderava volti nuovi, volti della libertà. Allora siamo saliti noi sul palco della vita, la gioventù sognatrice.

Cosa le ha dato l’Italia come artista e come donna?

Potrei rispondere con “fiumi di parole” a questa domanda. Mi limito dicendo che l’Italia è la mia seconda casa. Se potessi, paragonerei mia madre alla Romania e mio padre all’Italia (se ci penso bene, mio padre è nato a Drobeta Turnu Severin, il luogo dove i romani sono entrati in Dacia). L’Italia mi ha consacrato come artista internazionale, sono diventata madre e moglie. Potrebbe anche bastare così. Ho vissuto più anni qui, che nella mia terra natia. Insomma, la mia è una storia d’immigrazione favolosa grazie ai due Paesi. Un’ artista senza radici forti non resiste nel mondo musicale, un’artista senza un team che crede in lei non realizza quello che sogna. La squadra vincente non si cambia. Forse è vero, sono proprio fortunata. Il mio manager fa la differenza, crede in me a tal punto di avermi sposato. Viva la vita, viva l’amore.

Cosa vorrebbe che il pubblico capisse davvero di Haiducii?

Il pubblico ti conosce principalmente per la musica che fai da guida nel mondo, la musica che entra nelle case d’inverno con la neve, nelle case della gente fortunata che ha tanto, ma anche nelle terre bollenti dove la musica fa fatica ad arrivare. Ho sempre detto che la musica mi ha dato la possibilità di essere una donna libera che esprime le sue passioni e la sua opinione con coraggio. La libertà ti dà le ali, poi la tua meta dipende da te.

Se potesse parlare alla Haiducii di 20 anni fa, cosa le direbbe?

Una sola parola, la parola che amo di più. Mulțumesc Haiducii, grazie Paula Mitrache.

Kevin Dellino

 

 

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