Intervista alla scrittrice Daniela Foschi: “Qualcosa, in quell’estate, mi aveva insegnato che la vita e le persone sono imprevedibili, che non è sempre facile rispettare limiti e confini”

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Con la sua scrittura precisa, delicata, raffinata ed emotiva Daniela Foschi torna a coinvolgere i lettori con una storia sensibile ed elegante, di riscoperta e di una bellissima amicizia, dove l’età è solo un dato anagrafico. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista che ho realizzato per i lettori di DiTutto.

Ci può raccontare l’ispirazione che l’ha portata a scrivere questa storia ambientata in Normandia?

Certo e grazie per lo spazio Patrizia. Direi che all’inizio è stato un esperimento. Avevo appena finito di sistemare il romanzo precedente e volevo provare a scrivere qualcosa di diverso, cioè una storia che avesse un arco temporale ridotto, come il racconto di un’estate, ad esempio. I personaggi li avevo già, insieme a un abbozzo di trama. Erano nati anche loro durante un corso di scrittura e mi erano rimasti nel cuore. A dire il vero, però, all’inizio Tizi e Alfonso dovevano andare fino a Capo Nord… L’ispirazione per spostare la storia in Normandia mi è venuta dopo, per caso, durante un viaggio di lavoro in Francia in cui mi sono imbattuta in una casa che non potevo non inserire in un libro. Dovevano passare di lì, quindi, e la Normandia è diventata la meta perfetta. C’è anche un altro motivo, ma non posso dirlo per non spoilerare.

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Il primo incontro tra i protagonisti è uno scontro tra generazioni…

Si può vederlo così, in effetti, anche se Alfonso non è ancora davvero adulto. Sarà proprio l’incontro con la ragazza a fargli sentire il bisogno di diventarlo. Incontrandosi, e scontrandosi, entrambi impareranno molte cose di loro stessi e capiranno cosa gli piace e cosa invece devono cambiare. Il rapporto tra generazioni, nel romanzo c’è anche la generazione prima di quella di Alfonso, è il motore della crescita e della libertà dell’individuo, che si realizza attraverso il confronto con chi lo ha preceduto.

Incontriamo anche un altro personaggio che è importante per la trama: Francoise. Si riconosce in questo personaggio oppure le è servita come “specchio” per Tizi o Alfonso?

Francoise è nata con un ruolo funzionale all’intreccio narrativo, ma ben presto ha preso uno spazio tutto suo nella storia, forse proprio perché risuona molto con me, o con come mi piacerebbe essere. La sua “solidità” e la sua ruvidezza ne fanno un personaggio di riferimento, intorno al quale si trovano a ruotare le vite di entrambi i protagonisti, che vengono da lei accolti e incoraggiati, senza però bisogno di molte parole.

Quali sono i temi principali che ha voluto esplorare attraverso il romanzo?

A dire il vero non mi ero proposta di affrontare temi particolari con questo romanzo. Ho voluto semplicemente scrivere una storia e volevo che l’intreccio si dipanasse in un arco temporale limitato, a differenza del mio romanzo precedente. Scrivendo, poi, però, attraverso il vissuto dei protagonisti e l’avvicendarsi degli altri personaggi, sono andati via via emergendo diversi temi importanti, che sono poi quelli del romanzo di formazione: crescita personale, confronto tra generazioni diverse, comprensione del passato per costruire il futuro. Ma tutto questo senza velleità di dare insegnamenti o spiegare com’è la vita. Ho solo scritto una storia in cui l’intrecciarsi di esistenze diverse racconta la ricchezza dell’umanità.

Progetti per il futuro?

Sto scrivendo un terzo romanzo, ad ambientazione storica. L’occasione di cimentarmi con questo genere, che rappresenta una novità per me, si è presentata quando ho scoperto quanto sia stata avventurosa la gioventù di mio nonno. Mi ha subito fatto pensare alla trama di un film, o di un libro, appunto…

Patrizia Faiello

 

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