Maurizio Nari racconta Acetone

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Qual è la formula vincente di Acetone, etichetta discografica italiana che da anni si distingue nella scena funky house internazionale? Lo chiediamo a Maurizio Nari, che gestisce questa label con Jens Lissat.

In un settore complesso e competitivo, spesso segnato da personalismi e rivalità tra artisti e realtà differenti, questa struttura tutta italiana – anzi, romagnola – sta conquistando posizioni sempre più rilevanti.

Ma quanto è grande il successo di Acetone?

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Basta guardare le classifiche di vendita di Beatport: nella Top Ten della sezione funky house, spesso oltre la metà dei brani sono targati “Made in Italy”, o meglio, Made in Romagna. Merito di Acetone, che ha saputo consolidare la propria presenza anche attraverso due sub-label create per rispondere meglio alle esigenze del mercato globale. Maurizio Nari non è solo. Collabora con artisti con artisti eccellenti Sandro Puddu, Max Magnani, Steve Tosi e pure la giovanissima DJ Michelle. Come dice lui: «Uno dei nostri segreti è che siamo ormai un gruppo vero».

Che novità avete in ballo con Acetone?

«Vogliamo continuare a divertirci facendo musica, con qualità. I risultati ed il lavoro ci stanno premiando. E poi la famiglia delle label Acetone si è appena allargata. Oltre ad Acetone e Tiktone, che esiste già da un po’, oggi gestiamo anche Blacktone, che è dedicata alla Tribal house… E poi c’è l’ADE di Amesterdam, l’evento più importante per chi come noi si occupa di musica elettronica d aballo. Abbiamo già diverse date confermate, ad ottobre 2025».

Secondo te, che musica balleremo quest’estate?

«Ne parlavo qualche giorno fa con Alex Gaudino, uno dei dj italiani più affermati. Anche lui è sulla stessa lunghezza d’onda, come del resto Jen Lissat. Questa è decisamente l’estate della tribal house. C’è un bootleg che potrebbe uscire a breve su Defected: si tratta di “Verano in New York”, un classico latin rivisitato con una solida base house. Il brano, già ripreso da Bad Bunny e non solo, rappresenta alla perfezione il sound di questa stagione. È ideale per far ballare le ragazze — e non solo loro.»

E i locali come stanno cambiando?

«Noi dj non facciamo più ballare solo le discoteche, ma anche spazi aperti all’ora di colazione. E’ una tendenza internazionale, ma pian piano sta succedendo anche qui, dove del resto i beach party pomeridiani sono per fortuna un’abitudine. E anche le disco aprono sempre più presto. Perché tutto cambia, niente resta uguale… e non si vive di nostalgie».

Lorenzo Tiezzi

 

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