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A quindici anni Anthony Peth si è trovato improvvisamente a confrontarsi con l’osteosarcoma. Un percorso difficile, fatto di diciotto interventi chirurgici e ventuno cicli di chemioterapia, che ha inevitabilmente segnato la sua adolescenza.

Oggi Anthony ha scelto di raccontare quella parte della sua vita attraverso Le parole che servono, un libro pubblicato da Armando Editore e costruito intorno a cinquanta parole che rappresentano emozioni, paure e momenti di rinascita.

Il progetto, però, va oltre il libro: Peth ha deciso di portare la propria testimonianza anche all’interno dei reparti oncologici, incontrando pazienti e famiglie.

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Anthony, cosa ti ha spinto a raccontare oggi questa esperienza?

Per molto tempo ho custodito questa storia dentro di me. Poi ho capito che quello che avevo vissuto poteva avere un significato anche per altre persone. Non volevo raccontare soltanto la malattia, ma quello che viene dopo: la possibilità di tornare a vivere, a progettare e a guardare avanti.

Nel libro parli molto della fragilità. È una parola che oggi ha un significato diverso per te?

Sì. Quando sei malato ti viene spesso chiesto di essere forte, di combattere. Io invece penso che sia importante poter dire anche di avere paura. La fragilità non è una sconfitta. È una parte dell’essere umano e riconoscerla può essere un passo importante.

Hai scelto anche di incontrare i pazienti nei reparti. Cosa vorresti portare loro?

Semplicemente la mia esperienza e la mia presenza. Quando ero io ad avere quindici anni avrei voluto incontrare qualcuno che avesse già attraversato quello che stavo vivendo e potesse dirmi: “Io ci sono passato e oggi sono qui”. Oggi vorrei poter essere quella persona per qualcun altro.

Qual è la parola che più rappresenta questo progetto?

Probabilmente speranza. Non una speranza raccontata in maniera retorica, ma concreta. La speranza di poter tornare a vivere dopo un momento che sembra impossibile da superare.

Cosa vorresti rimanesse al lettore dopo aver chiuso il libro?

Vorrei che rimanesse la consapevolezza che nessuno dovrebbe sentirsi solo davanti alla paura. A volte non servono risposte perfette: serve qualcuno disposto ad ascoltare e a restare accanto a noi.

Kevin Dellino

 

 

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