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Ci sono amicizie che non hanno bisogno di essere raccontate attraverso grandi parole, perché si nutrono di tempo condiviso, sogni osservati nascere da vicino e strade percorse insieme prima che la vita porti ciascuno verso il proprio destino.

Con Giuseppe Milano è stato così. Lo conosco da quando eravamo bambini, quando i sogni sembravano enormi rispetto alle possibilità e certi traguardi apparivano quasi irraggiungibili. Eppure lui quel sogno non soltanto ha avuto il coraggio di inseguirlo, ma è riuscito a trasformarlo in qualcosa di concreto, costruendolo giorno dopo giorno senza mai fermarsi. Io sono stato presente nei suoi primi passi, poi la vita ha seguito il suo corso. E proprio nel momento in cui molti si smarriscono, lui ha trovato la forza di continuare da solo, trasformando la propria determinazione in un punto di riferimento per chi gli sta accanto.

Partito da Palo del Colle (BA), cresciuto tra consolle, radio e notti passate a inseguire la musica, Giuseppe ha attraversato la gavetta senza scorciatoie: dai primi set in Puglia fino alle grandi realtà nazionali, passando per le regie radiofoniche che ne hanno definito il profilo professionale e umano. Oggi il suo nome continua a muoversi tra DJ set, radio, il suo lavoro come regista presso R101 e nuovi progetti musicali. Ed è proprio da qui che nasce questa intervista: dal desiderio di raccontare non soltanto ciò che ha fatto, ma soprattutto quello che deve ancora arrivare.

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C’è qualcosa che hai perso per inseguire i tuoi sogni?

Sì, sicuramente del tempo con la famiglia e con gli amici d’infanzia. Prima 400, poi 900 chilometri di distanza. Sono sacrifici che pesano, ma fanno parte del percorso.

Qual è stata la lezione più importante che hai imparato in questi anni?

Che non esistono punti di arrivo, ma soltanto nuovi punti di partenza. E che senza preparazione, impegno e concentrazione non si ottengono risultati.

Ti senti ancora in viaggio o hai raggiunto qualche traguardo?

Mi sento ancora in viaggio. Ho la sensazione che la gavetta non finisca mai e forse è proprio questo che ti mantiene vivo nel desiderio di migliorarti continuamente.

Quale canzone useresti per raccontare la tua infanzia?

Love Generation di Bob Sinclar. È una traccia che mi riporta immediatamente a quel periodo: avevo dodici anni, era il 2005, e lì è iniziato tutto senza che me ne rendessi davvero conto.

Quando ti guardi indietro, di cosa sei più orgoglioso?

Della tenacia e della costanza. Non sono una persona che si ferma davanti alle difficoltà, anzi spesso sono gli altri a ricordarmele. Io tendo sempre a guardare avanti.

Se tra vent’anni un ragazzo leggesse questa intervista, quale messaggio vorresti lasciargli?

Che la vita è una montagna russa e raramente segue una linea retta. Bisogna imparare a vivere i cambiamenti, perché tutto può trasformarsi da un momento all’altro e nulla è davvero impossibile.

Il tuo percorso nasce in radio e continua dietro la consolle: quanto la radio influenza ancora oggi il tuo modo di costruire un DJ set?

In realtà nasce prima la consolle, quando ero ancora molto piccolo e già facevo eventi. Poi è arrivata la radio e lì è scattato qualcosa di molto forte. Il mio sogno era lavorare in radio, come regista. In radio impari a creare immagini senza vederle, lavorando esclusivamente sull’immaginazione. Quando poi hai il pubblico davanti, quella sensibilità ti aiuta a capire immediatamente dove sta andando l’evento.

Hai aperto concerti di artisti internazionali come Robbie Williams, Maroon 5 e Duran Duran: come si gestisce la responsabilità di preparare il pubblico?

Non è mai improvvisazione. Studio gli artisti, il tipo di pubblico e soprattutto l’atmosfera che deve rimanere prima dell’ingresso sul palco. In quei contesti non hai margine di errore: devi essere preciso.

Tra club, festival e grandi eventi corporate: come cambia il tuo approccio artistico?

Cambia tutto, ma il punto di partenza resta sempre lo stesso: capire chi ho davanti. Ogni contesto ha una sua energia e il pubblico non è mai uguale. L’esperienza ti insegna a leggere rapidamente la situazione e a non rimanere mai rigido su una sola idea.

Quando sei in console segui più la programmazione o il momento?

Parto sempre con una direzione chiara, ma dopo pochi dischi capisco davvero dove sta andando la serata. Ed è lì che cambia tutto: non conta più quello che avevo immaginato prima, ma quello che il pubblico mi sta restituendo in quel preciso momento.

C’è un elemento musicale che ti rappresenta più di altri?

L’imprevedibilità. Mi piace non essere completamente leggibile nelle mie scelte, cercando sempre di sorprendere e di adattarmi a ciò che accade in pista.

Ti vedi più DJ o più uomo di radio nel futuro?

Equilibrio. Le due cose si alimentano a vicenda e fanno parte dello stesso percorso.

Nuova musica in arrivo?

Sì. Durante l’inverno ho lavorato a diverse demo e due in particolare stanno ricevendo riscontri molto positivi anche dagli addetti ai lavori. Se tutto andrà nella direzione giusta, nelle prossime settimane potrebbe arrivare qualcosa di nuovo.”

 

La musica come prossimo capitolo. Il percorso di Giuseppe Milano continua a svilupparsi tra consolle, radio e produzione musicale, mantenendo lo stesso approccio che lo accompagna fin dall’inizio: lavoro, ascolto e capacità di adattamento. Con lo sguardo rivolto al futuro e la consapevolezza di quanto costruito negli anni, continua a muoversi tra nuovi progetti e nuove sfide, lasciando che sia la musica a indicare la direzione del prossimo capitolo. Perché alcuni viaggi non hanno una destinazione definitiva: cambiano forma, cambiano ritmo, ma non smettono mai di andare avanti.

Kevin Dellino

 

 

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