- start adv -   - end adv -
- adv -

Il Salone delle Fontane a Roma recentemente è tornato a essere l’epicentro della grande danza internazionale con il Rome Diamond Ball, l’attesissimo appuntamento firmato dall’Accademia Volare. Un evento che si conferma un successo straordinario, capace di unire professionisti da tutto il mondo e una giuria d’élite in un’atmosfera unica.

Noi di DiTutto eravamo lì, in prima fila, per respirare tutta l’energia della serata. A muovere i fili di questa macchina organizzativa impeccabile è la visione del Direttore Artistico Stefano Oradei, che per questa edizione ha voluto sul palco una presenza fondamentale: sua moglie, Manila Nazzaro. È stata lei a condurre la serata, portando sul palcoscenico classe ed eleganza. La loro complicità ha dato un tocco unico all’evento, creando un filo diretto con il pubblico che è andato ben oltre la competizione.

Proprio in questa splendida cornice, tra i retroscena e l’adrenalina del momento, abbiamo scambiato due chiacchiere con Stefano Oradei  ballerino ed insegnante di fama internazionale, per farci raccontare le sue emozioni e quel tocco di profonda umanità che da sempre lo contraddistingue. Ecco cosa ci ha raccontato:

- start adv - - end adv -

Il Salone delle Fontane ha brillato per il Rome Diamond Ball lo scorso 14 giugno. Quando i riflettori si sono accesi e hai visto la pista riempirsi, qual è stata la prima vera emozione che hai provato? C’è un’immagine di quella serata che ti è rimasta impressa negli occhi e che riassume il successo di questo evento?

«Credimi, l’emozione è sempre magnifica. Quando immagini qualcosa di straordinario nella tua mente è un conto, ma quando poi lo vedi realizzato, l’impatto è fortissimo. Parliamo di un progetto che è nato da una mia idea e che ho studiato nei minimi dettagli.

Ovviamente, durante la preparazione e nel corso di tutta la serata ho avuto così tante cose a cui pensare e da gestire. Essendo l’unico responsabile, tutti facevano riferimento a me: c’era tanta tensione e tantissima adrenalina, di quella che poi ti porti dentro per giorni. Ma l’emozione resta incredibile.

Mi chiedevi un’immagine che riassuma il successo di quella serata? In realtà, il vero successo l’ho letto negli occhi e sul viso dei bambini, dei ragazzi e di tutti i ballerini che sono entrati in pista».

Un’emozione a parte merita sicuramente la splendida complicità con tua moglie Manila sul palco. Com’è stato per te vivere le emozioni di un evento così grande insieme alla persona che ami? Qual è l’immagine o il ricordo più bello che vi siete regalati stando fianco a fianco?

«È stato qualcosa di unico, e lo sarà sempre di più. Tutto è iniziato già nei tre giorni precedenti all’evento: quando prepari una macchina così grande ti ritrovi a casa sommerso da mille pensieri, e lei era lì, pronta a supportarmi e a trasmettermi tutta l’energia e la positività possibili. Quel sostegno è stato meraviglioso.

C’è stato un aiuto reciproco incredibile. Quando ho avuto bisogno di lei, si è messa subito a disposizione arrivando a presentare tutta la sessione pomeridiana. Grazie a questa sostituzione, io ho potuto dedicarmi ai dettagli organizzativi dell’evento e della serata che erano assolutamente fondamentali. È stato il vero esempio di “l’unione fa la forza”.

Presentare poi la serata con lei accanto a me, davanti a un parterre di giudici e a un pubblico pazzesco di livello mondiale, è la fotografia esatta di quello che siamo noi: un’unione totale, un supporto costante. Ci tengo a ringraziarla immensamente, così come ringrazio tutti i partecipanti; sono rimasto davvero senza parole.

Nel cartellone dell’evento abbiamo visto una giuria d’élite, con grandi nomi della danza internazionale e giurati di altissimo livello artistico. Quando si riesce a radunare così tante eccellenze in un unico appuntamento e si raggiunge questa credibilità, come si fa a rimanere con i piedi per terra e a mantenere intatto lo stesso identico entusiasmo degli inizi?

«Aver avuto una giuria di questo livello mi riempie d’orgoglio e conferma lo standard d’élite che mi sono prefissato fin dal primo momento: l’obiettivo è sempre stato quello di portare nel cuore di Roma il top del top del ballo mondiale. Raggiungere questo traguardo è una soddisfazione fondamentale, ma per me rappresenta anche un punto di partenza.

L’obiettivo è crescere sempre di più. Oltre a essere un orgoglio personale, eventi come questo sono una vera e propria sfida, una spinta continua. Ogni volta che raggiungo un obiettivo, per me si accende subito la voglia di guardare oltre e di superare il limite successivo. È proprio questo che mi tiene con i piedi per terra e mantiene vivo l’entusiasmo degli inizi.

Questo evento unisce mondi diversi: dai professionisti ai dilettanti, fino ai segmenti Pro-Am e ai giovanissimi. Cosa si prova, da Direttore Artistico e maestro, nel vedere generazioni e livelli così diversi uniti dalla stessa identica passione? Che cosa ti dà, a livello umano, il contatto con gli allievi che si mettono in gioco?

Ti dico la verità, io devo ancora atterrare del tutto. Sposto l’asticella sempre più in alto e mi rimetto al lavoro fin dal giorno dopo, rimboccandomi le maniche per capire se c’è stato qualche errore e come sviluppare i nuovi progetti nel migliore dei modi. L’errore è sempre dietro l’angolo e bisogna restare all’erta, ma vedere la risposta di tutti questi mondi ti ripaga di ogni sforzo.

In particolare, portare a Roma un movimento Pro-Am così importante – ovvero il maestro professionista che balla con l’allievo, la versione internazionale di ciò che si vede a Ballando con le Stelle ma contestualizzato in una vera gara di ballo – è qualcosa di meraviglioso per l’Italia. È un settore che può aprire mercati straordinari e creare veri e propri sbocchi lavorativi per il futuro dei ragazzi e per tutti coloro che sognano di fare questo nella vita. Dimostra che la danza non è solo pura competizione, ma può diventare una fonte di investimento per il proprio futuro.

Fare ciò che ci piace come lavoro credo sia il massimo che si possa chiedere, ed è ciò che auguro ai miei allievi e a chiunque si avvicini al Diamond Ball: la dimostrazione di un legame unico tra lavoro e passione. Il mio obiettivo più grande, anche a livello mediatico, portando la televisione e la radio all’evento, è proprio questo: far conoscere questi ragazzi, dare voce al loro talento e valorizzarli al massimo.

La tua scuola si chiama “Volare”. È una parola bellissima, che evoca libertà, leggerezza e coraggio. Per Stefano Oradei oggi, cosa significa davvero “volare”? È più un gesto tecnico sulla pista o uno stato d’animo?

In realtà, la parola “Volare” nasce quasi per gioco. In quel periodo di fortissima difficoltà di cui parlavo prima, ho avuto la reazione di inventarmi un motto. Per contrastare i momenti bui e darmi la carica, mi ripetevo sempre: “Dai che si vola, ce la facciamo!”. Era un modo per non mollare.

Con il tempo questo motto è diventato virale, anche a livello internazionale. Chiunque mi incontrasse nell’ambiente mi diceva: “Oh Stefano, dai che si vola!”. Senza volerlo, e solo attraverso un percorso di vita, ho creato un brand pazzesco a livello di marketing. Quel grido di battaglia è diventato prima il nome della mia accademia – la Oradei Academy Volare – e poi l’anima stessa del mio evento, il Diamond Ball.

Quindi, per me oggi “volare” è uno stato d’animo assoluto. È il sogno che si trasforma in realtà nonostante le difficoltà. Vedere che questo progetto ha avuto una risonanza internazionale raddoppia, anzi triplica la mia soddisfazione. Sapere che le persone che mi amano, a partire dalla mia famiglia che mi dimostra un affetto unico, sono volate insieme a me, è un’emozione che porto dentro ogni giorno, in ogni singolo passo che creo.

Patrizia Faiello

- start adv -   - end adv -