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Borghi e Sapori – Scoprendo l’Italia. Prosegue il nostro viaggio tra i borghi più suggestivi d’Italia, quelli che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi ricordare. Questa volta saliamo in Abruzzo, nel cuore della provincia dell’Aquila, dove la montagna incontra la bellezza con naturalezza. Benvenuti a Pescocostanzo, un borgo che sorprende senza mai esagerare.

Arrivarci significa lasciare qualcosa alle spalle: il rumore, la fretta, le distrazioni. Qui, a oltre 1.300 metri, tutto sembra trovare un equilibrio diverso. Le case, le strade, perfino il silenzio. È un luogo che non si impone, ma si lascia scoprire piano, passo dopo passo.

Il centro storico è un piccolo capolavoro di armonia. Non colpisce per grandezza, ma per coerenza: palazzi rinascimentali e barocchi, portali in pietra lavorata, balconi in ferro battuto che sembrano disegnati uno per uno. Camminando tra queste vie si ha la sensazione che nulla sia fuori posto, come se il tempo avesse deciso di fermarsi proprio qui, senza mai interrompere davvero la vita.

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A dominare il borgo con discrezione è la Collegiata di Santa Maria del Colle. Non è imponente nel senso classico, ma ha una presenza che si avverte. Sta lì, al centro, come un punto fermo, un riferimento che accompagna lo sguardo senza sovrastarlo.

Poi ci sono le botteghe. Piccole, silenziose, spesso quasi nascoste. Dentro, mani esperte lavorano come si faceva una volta. Il tombolo, con i suoi fili intrecciati con pazienza, è forse l’espressione più delicata di questa tradizione. Il ferro battuto, invece, si vede all’esterno: nei balconi, nei dettagli, nei cancelli. È come se il borgo portasse addosso il segno del lavoro artigiano.

A Pescocostanzo il silenzio non è vuoto. È pieno di piccole cose: il suono dei passi sulla pietra, una voce lontana, il vento che attraversa le strade. È un silenzio che non mette a disagio, ma accompagna. Ti fa rallentare senza accorgertene.

E quando arriva il momento di sedersi a tavola, anche lì ritrovi la stessa autenticità. I sapori sono quelli della tradizione locale, semplici ma veri. I cazzarielli, una pasta fatta a mano tipica della zona, raccontano una cucina fatta di gesti tramandati. Gli agnelli al forno o alla brace parlano di una montagna vissuta davvero, non costruita per il turista. E poi i dolci: i mostaccioli, profumati e intensi, legati alle feste e alle ricorrenze, chiudono il cerchio con un gusto che sa di casa.

Non è una cucina che cerca di stupire. È una cucina che accoglie.

Pescocostanzo è così: non ti colpisce all’improvviso, ma ti resta dentro piano. È l’equilibrio tra le cose a renderlo speciale. Tra la pietra e il paesaggio, tra l’arte e la vita quotidiana, tra ciò che si vede e ciò che si sente.

Antonio Torretti

 

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