- start adv -     - end adv -
- adv -

Siamo in Puglia, tra le campagne del Salento e i vicoli di Lecce, sul set di “Diary”. L’aria che si respira non è quella di un film qualunque: il regista Gino Brotto sta mettendo in scena una storia che scava dentro, un viaggio nelle zone d’ombra di una coppia dove l’amore si confonde pericolosamente con il possesso. A dare volto e tormento al protagonista, Alex, c’è Domenico De Pasquale, che molti ricorderanno come “Mingo”. Per anni è stato un volto familiare della televisione italiana, entrando nelle case di milioni di persone con i suoi servizi di denuncia e la sua ironia pungente.

Mingo è prima di tutto un attore e un performer teatrale di lungo corso, capace di trasformarsi radicalmente quando il copione lo richiede. In questo film lo ritroviamo in una veste inedita e viscerale, lontano dai sorrisi televisivi e immerso in un ruolo drammatico e psicologicamente logorante. Insieme a lui e a Francesca Piri, sul set c’è una presenza insolita ma fondamentale: la psicologa Sotira Sara, che aiuta gli attori a rendere ogni gesto e ogni silenzio terribilmente vero. Ho fatto quattro chiacchiere con lui tra un ciak e l’altro, proprio per capire come un artista abituato a comunicare con il pubblico in modo così diretto stia affrontando questa sfida fatta di segreti, manipolazioni e oscurità. Ecco cosa mi ha raccontato di questo suo viaggio per i lettori di DiTutto.

Benvenuto tra le pagine di DiTutto Mingo. “Diary”, Il nuovo lavoro di Gino Brotto che ti vede protagonista è un thriller psicologico. Quali elementi della sceneggiatura ti hanno subito affascinato?

- start adv - - end adv -

Grazie a te Patrizia per questo spazio. Beh, vorrei iniziare dicendo che tutto è nato dall’incontro con il regista Gino Brotto: ci siamo conosciuti a un festival dove ho avuto il piacere di premiarlo per un suo cortometraggio. Credo fermamente che i progetti migliori nascano da una sintonia umana immediata. Della sceneggiatura mi ha affascinato subito la capacità di non dare punti di riferimento certi: è un thriller che scava nel non detto. Il mio personaggio ha sfaccettature psicologiche estremamente complesse e contrastanti e proprio questa sfida emotiva è ciò che mi ha spinto ad accettare il ruolo con così tanto entusiasmo.

Qual è il cuore pulsante di questo thriller? C’è un tema o un conflitto psicologico particolare?

Il tema centrale di questo thriller è l’ossessione che ha il protagonista cioè il mio personaggio. L’ossessione che si trasforma in patologia per qualcosa che forse è solo frutto dell’immaginazione e questo crea ovviamente conflitto nella coppia

Qual è il nome del tuo personaggio e quale ruolo gioca all’interno della trama?

Il mio personaggio si chiama Alex e gioca un ruolo fondamentale. Lo spettatore non capirà mai se non alla fine quello che sta accadendo.

Condividi il set con Francesca Piri, protagonista di questo thriller psicologico. In un genere che richiede un forte scambio emotivo, com’è stata l’esperienza di lavorare con lei?

Francesca è una donna fantastica semplice, bella e molto brava sul set. Di fondamentale importanza è stata la presenza di una psicologa durante le riprese. Grazie al regista Gino Brotto questo supporto si è rivelato determinante per comprendere scena per scena le reazioni che in questo caso portano i protagonisti a reagire

Se dovessi descrivere il film con una sola frase per convincere il pubblico a vederlo in sala, cosa diresti?

Vi sfido a comprendere il finale

Quanto è importante oggi, per il cinema italiano e in particolare per le produzioni che nascono dal Sud, riuscire a realizzare film di genere come questo thriller?

E’ inutile nascondere la verità il film di genere forse è quello che si vende di più  come il thriller e l’horror : sono i generi che si vendono più nel mondo

Guardando indietro al tuo percorso, c’è un progetto o un momento specifico che senti abbia lasciato l’impronta più significativa non solo sulla tua carriera, ma anche nella percezione che il pubblico ha di Mingo De Pasquale?

Sì il momento che ha segnato molto il mio percorso è stato proprio quando ho preparato qualche anno fa un personaggio con un autismo severo per girare il primo spot italiano sull’autismo.

Gran parte della tua recente attività cinematografica, come il cortometraggio “Mica Scemo!”, è dedicata alla sensibilizzazione sull’autismo. Qual è, secondo te, la responsabilità di un volto noto nell’utilizzare la propria visibilità per cause sociali e non solo per la promozione personale?

Io spesso ho messo la mia immagine al servizio di cause sociali molto importanti come quella della LILT(lega italiana contro i tumori) per esempio. Negli ultimi anni invece mi sono interessato all’autismo adulto interpretando un personaggio in un video, dal titolo  “Io sono autistico mica scemo“, che ha girato tutto il mondo. Proprio da questo video è nata una mini serie web intitolata “Il mondo di Pin”

Ripensando ai tuoi 19 anni a Striscia la notizia, qual è il servizio, l’inchiesta o il momento che ricordi con maggiore orgoglio e soddisfazione, per aver davvero portato a un risultato concreto per i cittadini?

I provoloni che portavamo ai politici per addolcirli figure poco carine secondo me… quelli sono stati i Servizi più divertenti.

Patrizia Faiello

- start adv -   - end adv -