TRA PALCO E REALTÀ, TRA FORTUNA E UMILTÀ
Il Maestro Nando Mancarella parla ai nostri lettori e agli aspiranti cantanti
Venerdì 24 aprile scorso la redazione Ditutto.it ha incontrato e intervistato presso la scuola di canto e danza “The Best” di Taviano il Maestro salentino Nando Mancarella, Direttore d’orchestra e Direttore di produzione di alcuni programmi Rai, che annovera tra i suoi allievi talenti come gli A.R.A.M. Quartet e la vincitrice dell’ultima edizione di Amici, Alessandra Amoroso. In questa piacevole e simpatica chiacchierata il Maestro Mancarella ha descritto i cambiamenti avvenuti nel mondo della musica negli ultimi decenni e ha gentilmente elargito dei preziosi consigli utili per chi ambisca a diventare un cantante.
Lei è stato il Maestro di molti talenti salentini, tra cui la vincitrice di Amici 2009, Alessandra Amoroso. Cosa ci può dire di lei?
A dire la verità Alessandra ha fatto lezione con me per un breve periodo. Io insegnavo all’Accademia del Cinema e dello Spettacolo e lei faceva parte del gruppo che studiava canto, una classe anche abbastanza fortunata nel suo insieme, infatti un’altra ragazza che faceva parte di questa classe è corista agli Oscar Tv a Sanremo e farà la corista nell’orchestra del Premio Barocco. Alessandra ha vinto Amici e ha raggiunto il successo e ne sono più che felice, è piena di talento e di una vitalità che la contraddistingue. Spero che questo sia solo il primo gradino di un percorso lungo, glielo auguro di tutto cuore!
Cosa insegna Lei ad un ragazzo che voglia fare il cantante di mestiere e che si appresta a studiare?
Innanzitutto l’umiltà. Poi i ragazzi sono delle spugne, quindi è importante che sappiano guardarsi intorno e cogliere le cose importanti per farle proprie e fissarsi un obiettivo. A volte sono persone che pur avendo del talento non hanno un obiettivo preciso, perciò disperdono il loro talento in tante piccole cose non riuscendo a raggiungere un risultato vero. Certo, è anche una questione di fortuna. C’è gente che prova tutta la vita e che pur avendo capacità personali non riesce a trovare uno spiraglio e c’è gente che per casualità riesce a raggiungere dei risultati, anche se non ha grandi doti…
Lei è stato anche il Maestro degli A.R.A.M. Quartet e forse li ha vissuti di più rispetto ad Alessandra…
Si, molto di più. Anzi, sono un loro grande amico, c’è un ottimo rapporto tra noi, ci sentiamo sempre…
Come mai loro non hanno avuto il successo che ora ha ottenuto Alessandra?
Diciamo che il brano che hanno avuto come inedito non era radiofonico e non ha avuto un buon lancio pubblicitario, però ora hanno realizzato un ottimo disco, è uscito proprio qualche giorno fa e, al di là del loro singolo di promozione, in questo album ci sono davvero dei bei brani, un po’ british, veramente molto belli. Del resto c’è questa nuova moda di rifarsi agli anni ’60 e nei loro brani ci sono dei riferimenti a questo tipo di musica.
Cosa accomuna dei talenti come gli A.R.A.M. Quartet e Alessandra Amoroso, a parte la salentinità e l’aver partecipato a un talent show? O cosa li differenzia?
Sono due stili completamente diversi e provengono anche da programmi diversi, che hanno target diversi, uno orientato verso quello che è l’ambito prettamente musicale, l’altro è invece un programma televisivo a tutto tondo, quindi mette in evidenza anche aspetti lontani da quello propriamente artistico. Anche X-Factor lo è ma ha qualche particolare che lo lega di più all’ambito musicale.
Pensa che, data la crisi delle case discografiche, i talent show siano l’unico modo per far emergere voci nuove?
Senza dubbio. Per esempio, il pubblico che segue Amici è un pubblico giovane, fatto di ragazzi che più facilmente acquistano un disco rispetto a persone più adulte che hanno sistemi diversi per avere qualcosa che li interessa e su un disco vanno magari a cercare un brano specifico, mentre i ragazzi di 14-15 anni, una volta che hanno un “idolo musicale”, ne acquistano l’album. Perciò da un punto di vista pubblicitario il talent show è senz’altro un veicolo migliore anche dello stesso Sanremo, che è il regno della musica leggera italiana, però dal punto di vista discografico non dà oggi quei risultati di tanti anni fa. Prima non c’erano tutte queste televisioni, questi canali, e bastava fare qualche apparizione in tv per diventare famosi. Oggi con i canali satellitari questo è impossibile, bisognerebbe essere su ogni canale ogni giorno!
Quanto perde in gavetta e studio un ragazzo che accede a questi programmi televisivi e viene subito alla ribalta?
Quando arriva la fortuna, arriva, indipendentemente dallo studio e da quello che si è maturato fino a quel momento. Poi, lo studiare, il fare la gavetta, l’avere un rapporto diretto col mondo del lavoro e il ritagliarsi uno spazio lavorativo nel vero senso della parola è un formarsi dal punto di vista professionale e un darsi un’opportunità nella vita, di poter fare un lavoro che piace, che è una cosa che si possono permettere in pochi! Quindi l’obiettivo primario deve essere questo, tutto il resto se viene…ben venga!C’è sempre una certa dose di fortuna poi. Tanta gente davvero brava non riesce ad emergere, ad esempio perché non funziona televisivamente, perché non ha la fisicità giusta. Sul mercato c’è una conformità non solo estetica, ma per certi versi anche musicale e questo è un grave errore, perché non si danno possibilità a chi sperimenta cose che vanno un po’ al di là dei prodotti commerciali di poter esprimere una vestibilità diversa rispetto a quello che c’è in giro. È anche vero che chi investe dei soldi per poter commercializzare un prodotto ed avere un ritorno economico non se la sente di rischiare su qualcosa che potrebbe diventare tra qualche anno un prodotto di nicchia.
Lei scrive su DiTutto. Inusuale per un Maestro di canto. Pensa che possa essere un tipo di comunicazione sensibilizzante verso i giovani?
Io faccio questo lavoro da tanti anni e ho a che fare con i giovani ogni giorno. Diciamo che ci aggiorniamo a vicenda, loro stessi mi portano delle cose che probabilmente non ascolterei mai e da questo punto di vista mi arricchiscono, è uno scambio reciproco. Scrivere è un modo per comunicare ai ragazzi. Io penso che bisognerebbe dare più opportunità ai giovani, sotto tutti i punti di vista, perché è importante che non vengano disperse delle qualità che non sono riconosciute perché non si ha la possibilità di essere ascoltati e di confrontarsi con altri, se non in qualche concorso, ma si tratta sempre di opportunità limitate, negate a chi non ha le possibilità anche economiche di affrontare un viaggio per esempio. Anche se oggi c’è un’opportunità in più, internet, che dà la possibilità di far nascere contatti, di far ascoltare i propri prodotti. Anche l’iniziativa di quest’anno a Sanremo di far scegliere sul web una canzone da mandare poi sul palco dell’Ariston è stata davvero importante e innovativa.
Un consiglio per chi voglia accostarsi a questo mondo…
Innanzitutto bisognerebbe avere almeno un piccolo bagaglio culturale, per guardarsi intorno e decidere cosa fare, appoggiarsi a delle persone competenti, non disperdere energie, ma cercare di farle confluire tutte verso un unico obiettivo e poi, al di là dello studio nel senso tecnico della parola, la capacità di creare il proprio lavoro, magari unendosi anche ad altri ragazzi, ad altre energie creative. Sai, la formazione dei gruppi che avveniva tanti anni fa si sta riscoprendo oggi. Lo stimolo reciproco è una cosa fondamentale, la musica prima si faceva nelle cantine, c’era una comunanza, un’aggregazione che oggi sta tornando in auge, nonostante internet stesso e le chat non l’aiutino. Ma chi fa musica, danza, spettacolo o attività sportiva ha interessi che vanno al di là della chat, mira anche a creare dei rapporti diversi tra coetanei. Negli anni ’70 mio padre aveva la più grande scuola di canto a Roma ed era quello il periodo in cui cantavano tutti. Poi ad un certo punto questa voglia di cantare è andata scomparendo, si pensava più a suonare, fino a quando Fiorello non ha inventato il karaoke. Quando è partito quel programma su Italia 1 c’è stata una ventata nuova, una grande voglia di tornare a cantare. Oggi con i programmi per computer appositi chiunque può cimentarsi spendendo pochissimo. Questi programmi come quello del karaoke danno più voglia e coraggio ai ragazzi che non sempre hanno l’appoggio dei genitori. Poi cantare fa bene, rilassa, fa sparire pian piano la timidezza e la vergogna.
Lucia Nachira |