Hulk – Una distorta visione di se stesso

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Di tante varianti possibili, Hulk è la più strana, la più sorprendente. Lui non è un supereroe, non combatte contro i malviventi, i cattivi, i nemici.

 

Bruce Banner/Hulkdeve piuttosto trovare una propria dimensione emotiva per riuscire a stare al mondo. Tutto qui. Se vi sembra poco.

In questo caso non solo il fumetto supereroistico riprende i temi del mito, ma li analizza, arrivando quasi a spiegare ai lettori i motivi del loro appassionarsi. Alcune delle pagine più incredibili raccontano la morte di Betty, la moglie di Bruce. Un altro lutto (dopo la morte violenta della madre per mano del padre) che cambia il personaggio e che scuote i lettori.

Ma soprattutto un altro dramma che lascia il segno. La morte di Betty è, deve essere, legata al particolare destino di Hulk. Cosa significa questo? Che la colpa è di Bruce. Il senso di colpa, che abbiamo già trovato in forma eclatante in Spiderman, nelle azioni di Bruce/Hulk non ci può essere alcun riscatto, alcuna soluzione, alcun appagamento. Ogni sua trasformazione è un problema, un conflitto, una colpa in più.

“La maggior parte della gente pensa che Hulk sia l’incarnazione della rabbia di Bruce. Io credo che Hulk sia in parte l’istinto di sopravvivenza di Bruce. Qualunque cosa possa succedere a Bruce… Hulk vuole andare avanti. Quindi Hulk, deciso a sopravvivere, e Bruce, con istinti suicidi, erano in forte contrasto”: ecco quanto si legge in Sabbie piatte e solitarie.

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Sono parole pronunciate da Rick, l’amico per salvare il quale Bruce è stato investito dalle radiazioni che causano le sue trasformazioni in Hulk, ma che a sua volta è rimasto paralizzato: e la colpa, anche in questo casi, è di Hulk. Le colpe dei padri ricadono sui figli, quelle del mondo su Bruce Banner e i suoi amori e i suoi amici. In un gorgo infernale in cui si alternano emozioni e depressioni, dinamicità e introspezione.

È davvero raro che un prodotto popolate scopra così apertamente le carte su cui gioca. Qui non ci si limita a toccare il complesso di colpa dei lettori, a stuzzicarlo. Piuttosto lo si provoca. Quasi lo si analizza. Sicuramente lo si fa emergere. Da una ricerca pubblicata col titolo: Un ponte d’immagini (M.G.Cocconi – L.Salzillo, Franco Angeli Editore), “cartoon e comics sono opere d’arte che riescono a entrare in contatto con aree profonde della personalità e possono fungere da stimolo per una rinnovata creatività una volta che siano entrate a far parte della relazione con l’adulto.”

E ancora: “Questi eroi interpretano in chiave attuale le stesse istanze che sono alla base dei grandi miti e delle antiche leggende”. La drammatizzazione delle vicende, dei rapporti tra i personaggi fa scattare la complicità con il lettore /spettatore. Che riconosce, in quelle storie, i propri problemi, i drammi che sono della propria età ma che sempre si presentano come unici, irrisolvibili e incomunicabili.

E tali si presentano anche a questi personaggi. E tali si presentano anche a Hulk, a questo Dr. Jekyll e Mr. Hide che fatica a essere “sociale”, che non sa come portare abiti civili, quelli che il suo inconscio debordante strappa via per ritornare a vivere la forma preistorica, istintiva e animale che comunque fa parte del nostro essere.

Christian Imbriani
La scheda

Illustrazione Christian Imbriani

 

 

 

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