THOR. Un Dio tra gli Eroi.

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Partiamo dalla considerazione che Thor è sì un dio asgardiano ma, in fondo, non è molto diverso da noi comuni mortali. Egli infatti ha una famiglia, a capo della quale si trova l’onnipotente Odino: ed in effetti, tutta la storia di Thor si basa sul suo rapporto travagliato col padre.

La prima apparizione di Thor fu accompagnata da dischi volanti, raggi della morte e affini, utilizzati dagli Stone Men, colonizzatori stellari provenienti da Saturno. La loro pesante personalità era solo un espediente degli autori (Stan Lee e Jack Kirby) per accelerare l’azione della storia, e fare in modo che il Dottor Donald Blake entrasse nel mondo dei supereroi.

Blake era disabile e usava un bastone per camminare, sorpreso dall’invasione degli Stone Men, perse il suo aiuto e fu costretto a rifugiarsi in una caverna, dove trovò un nuovo bastone per accompagnarsi.

Colpendo casualmente con esso un macigno, egli trasformò il suo corpo e il bastone, nel corpo del dio Thor armato del martello Mjolnir, un’arma mitologica che portava incise queste parole: “Chiunque impugni questo martello, se ne sarà degno, avrà i poteri di Thor”.

Ma come poteva il Dottor Blake essere il Thor della mitologia scandinava? Quest’ultimo apparteneva ad un pantheon di divinità nordiche ed era venerato dai Vichinghi, non combatteva contro gli Stone Men o altri nemici.

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Come era possibile che Thor frequentasse gli Avengers e combattesse con essi come qualsiasi altro supereroe? In realtà, egli era stato punito: il suo comportamento indisciplinato e poco regale, aveva fatto infuriare suo padre Odino, che temeva che il potere e l’orgoglio supremo di Thor lo corrompessero irrimediabilmente, e dopo un sfortunato e fortuito scontro con un gruppo di Giganti, pensò bene di mandare suo figlio in punizione su Midgard (la Terra) a forgiare il suo carattere tramite la perdita dei suoi privilegi divini.

Ragionando con la tipica fiducia (o sfiducia) di un padre, Odino sapeva di cosa aveva bisogno suo figlio; di alcuni anni vissuti da comune mortale. Così Thor, non sarebbe stato più tanto sconsiderato vivendo per un po’ come un essere umano.

Odino trasformo suo figlio in Blake, lo corredò di nuovi e ricordi e lo spedì su Midgard. Ignaro della sua vera identità, Blake studiò medicina con successo e, come pianificato da Odino: “ Ti prendesti cura dei malati e degli afflitti. Camminasti tra i deboli, dando loro la forza.

Imparasti così la tua lezione di vita, la tua lezione di umiltà!” – riuscì – ritrovando il suo martello ed essendone di nuovo degno, a rivivere nel presente il suo passato.

Odino esigeva l’obbedienza totale dei suoi sottoposti, in particolare quella di suo figlio, la sua mania di controllo fu il motivo principale delle divergenze con Thor, e il periodo trascorso sulla Terra fu per questi motivo di profondo cambiamento, al punto che il
giovane dio maturò idee del tutto differenti da quelle del padre.

Era convinto che le sue responsabilità nei confronti del genere umano fossero più importanti di quelle che sentiva nei confronti delle altre divinità. Molte volte Thor si ritrovò così combattuto tra il bisogno di proteggere l’umanità e le richieste da parte di suo padre di tornare ai propri doveri ad Asgard. Soprattutto dopo essersi innamorato della terrestre Jane Foster.

Se Thor aveva dei problemi con suo padre, le cose non andavano meglio con suo fratello. Odino aveva adottato Loki da piccolo, dopo che questi uccise suo padre, Laufey il Gigante della Tempesta. Loki non era grosso quanto i suoi progenitori, ma ce l’aveva con il mondo. Loki è sempre stato una spina nel fianco di Thor, d’altra parte cosa ci si può aspettare da un Dio del Male?

“Sono fatto Così”, avrebbe dovuto essere il suo motto, sopratutto considerando il suo ruolo nella creazione del Ragnarok.

Durante il Ragnarok, Thor disse al suo amico Beta Ray Bill che sentiva di appartenere a due mondi: “quello degli dèi e quello dei mortali”. Nei panni di Donald Blake, Thor aveva fatto i conti con la fragilità umana e aveva imparato l’umiltà come desiderava suo padre.

Scoprendo Mjolnir era diventato un eroe ed era orgoglioso di poter chiamare amici gli Avengers, felice di lavorare con loro difendendo la Terra dal male.

Aveva vissuto e amato come un essere umano e, la sua esperienza come mortale lo condizionò di certo. “Un martello è solo un attrezzo, perfino Mjolnir!”

Combattendo i suoi nemici durante il Ragnarok, Thor sarà ancora un dio con delle qualità umane? Cercherà in se stesso una forza che di solito esprimeva attraverso la sua arma ma, allora il dio del tuono dovrà fare affidamento solo sulla propria Forza interiore e
restare fedele al suo istinto, cercando le energie e le convinzioni in solo in se stesso.

Il potere di Odino lo guiderà di certo, ma cosa è questo potere se non la rappresentazione del suo stesso istinto? (dopo tutto, pur essendo “senziente”, questa Forza seguirà il dio del
tuono nel suo grande sonno finale…)

Il governo di Thor su Asgard sarà una storia di trascendenza, la storia di una divinità che protegge il suo popolo da un ciclo di eterna ripetizione.

Se riuscirà a liberare la sua gente da tutto questo, forse, Thor dimostrerà che i valori di un dio e i più alti valori di un mortale sono gli stessi.

Christian Imbriani
La scheda

Illustrazione Christian Imbriani

 

 

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