Intervista Esclusiva a JANET DE NARDIS, fondatrice del Roma Web fest: “Apprezzo tutti i progetti che osano e senza volgarità”

Janet De Nardis con il marito Mario La Torre
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di Patrizia Faiello

Si è aperta mercoledì 28 novembre, presso la casa del cinema di Roma, la 6° edizione  del Roma Web Fest il primo e più importante Festival, dedicato all’audiovisivo web nativo e al mondo dell’innovazione, che promuove i millennials.

Giovedi 29, presso il Teatro all’interno del The Church Palace, si è tenuta la serata di premiazione delle puntate zero, dei video di realtà virtuale movieland e dei cortometraggi.

Come referente romana di DiTutto ero presente al Gran Galà e ho avuto il grande piacere di incontrare e intervistare Janet De Nardis la giornalista autrice e conduttrice radio tv esperta in comunicazione digitale nonché fondatrice del concorso. Buona lettura!

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Janet De Nardis fondatrice del primo Festival Internazionale nato in Italia e dedicato alle web serie e ai fashion film. Come è nata l’idea di creare il  Roma Web Fest?

Nasce nel 2012 quando, dopo molto tempo in cui avevo cercato un’idea per lavorare con e attraverso il mondo del web, ho capito che ciò che mancava davvero in Italia era una vetrina meritocratica attraverso la quale permettere il reale incontro tra i creativi più talentuosi e i produttori, i broadcaster e tutti i protagonisti del mercato audiovisivo. Avendo da sempre lavorato davanti e dietro la telecamera e conoscendo i fattori di incomunicabilità tra i due mondi, ho sentito la necessità di realizzare un ponte che permettesse la creazione di storie che sapessero continuare a parlare al cuore delle persone anche se attraverso Media diversi.

Qual è la vera mission del concorso?

Fare una selezione di qualità nel “maremagnum” di prodotti di ogni livello presenti in retee creare occasioni uniche, per i più giovani, per un ingresso a pieno titolo nel mondo del cinema e della produzione audiovisiva.

L’evento giunto alla 6° edizione, in cosa si è distinto dalle precedenti?

Maggiore attenzione alla tecnologia, alle possibilità che realtà virtuale e aumentata possono dare a sceneggiatori e registi per creare racconti innovativi ed emozionanti, ma anche un coinvolgimento diretto delle agenzie che gestiscono le webstar e che a volte creano un muro nel dialogo con chi fa produzione e investe denaro. Inoltre quest’anno abbiamo allargato ancora di più la nostra sfera d’azione a livello internazionale grazie a collaborazioni con partner provenienti da ogni parte del mondo: dall’America all’Australia, dalla Korea al Perù, dalla Germania al Cile, dal Brasile alla Spagna.

Nelle passate edizioni quali progetti hai particolarmente apprezzato?

Personalmente io apprezzo i progetti che osano, che cercano di innovare, che partono da idee originali e poi apprezzo tutto ciò che è di qualità, dove è evidente la capacità di raccontare senza vuoti, senza impasse e senza volgarità. Dal Roma Web Fest sono tanti i talenti emersi a partire da Ivan Silvestrini che oggi è tra i pochissimi registi italiani a realizzare una serie per Netflix,  o prodotti come Romolo + Giuly che a partire dal nostro premio Movieland è approdato in tv con la produzione di Wild Side e Fox Italia.

Oggi e domani novembre si svolgeranno i galà delle premiazioni. Un ringraziamento speciale a chi lo vuoi rivolgere nelle due serate?

Ai miei collaboratori che hanno sposato anche quest’avventura, al mio ufficio stampa in particolare, e a mio marito che mi supporta nella vita quotidiana con tenerezza e comprensione, con amore e determinazione rendendo la mia vita di mamma e moglie conciliabile con quella di libera professionista in una società che abbandona le famiglie a sé stesse, senza welfare e supporto di alcun tipo.

Quali sono le maggiori difficoltà che secondo te, oggi, i giovani incontrano nelle molteplici realtà cinematografiche italiane?

La prima difficoltà sta nella loro formazione. Poca cultura alla base di un processo creativo che richiede talento, dedizione e capacità critica. Poi la quasi impossibilità per i giovani più dinamici di aprire strutture societarie senza essere schiacciati da un sistema fiscale non inclusivo. E soprattutto l’incapacità di quasi tutti i “grandi produttori” di vedere nel giovane creativo un partner per il futuro e non un “panino da mangiare con rapidità gettando le briciole nel primo angolo avvistato”.

DA sx Francesca Chillemi, Janet De Nardis e Diana Del Bufalo

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio cambiamento delle nostre abitudini. Questa può essere secondo te una spiegazione al tanto successo delle webserie?

Certo: cambia il sistema di vita, il tempo libero a disposizione si riduce drasticamente, le persone consumano il proprio pranzo spesso alla scrivania e passano ore nei mezzi di trasporto. Difficilmente si ha la possibilità di avere ore libere in modo continuativo e in condivisione con i nostri cari. Perciò tutto viene consumato rapidamente, tutto è un take-away molto “fast”. Le web serie sono perfette per questo stile di vita alienante in cui l’unico modo per fare una pausa dalle proprie preoccupazioni e condividere qualcosa con i propri amici, è consumare un video, possibilmente “non impegnato” e della durata di pochi minuti. Se poi questo video fa parte di una serie, dove i protagonisti sono riconoscibili e quindi creano un’affezione e un mezzo di riconoscimento per un gruppo che condivide lo stesso modo di sorridere o di provare un’emozione, allora è perfetto e il tutto permette la creazione delle così dette “community”.

Ad oggi ti ritieni soddisfatta dei risultati che il festival ha raggiunto?

Certo, grazie al festival istituzioni hanno conosciuto un realtà all’avanguardia introducendo le webserie nei bandi regionali e ministeriali e anche nel tax credit, ma anche i grandi produttori hanno avuto occasione di capire in tempo che il mercato dell’audiovisivo stava cambiando e grazie ai primi importanti esperimenti fatti già dal 2012/2013, da parte delle produzioni e dei broadcasterpiù innovativi, oggi la nostra cinematografia è ripartita di slancio con un linguaggio molto più fresco e ricco di contaminazioni. Inoltre, grazie al festival i giovani creativi hanno ritrovato la fiducia nella meritocrazia e nella possibilità che l’impegno possa essere premiato.

Presentatrice, noto volto Rai, ti sei  asciata alle spalle la cosiddetta  Tv “statale” per dedicarti al mondo del web. Tra l’altro tieni anche un corso di “Web serie e prodotti multimediali” presso L’Università La Sapienza di Roma. Cosa ti colpisce dei tuoi allievi?

In realtà continuo a lavorare con la tv, da Rai a Sky a Mediaset, sia come conduttrice che come autrice, ma con una consapevolezza, libertà e maturità che mi consentono di scegliere a cosa voglio essere associata. L’università, sia con il corso di web serie che con il Master in Fashion Studies dove insegno “Fashion Film”, mi aiuta a proseguire la mia ricerca e a capire la direzione da intraprendere anno dopo anno. Gli studenti, in generale, mi fanno capire che c’è molta insicurezza nel futuro, idee confuse, mancanza di dialogo nelle famiglie e totale inconsapevolezza delle proprie capacità e del valore del lavoro. Invece, in alcuni casi, quando si ha la fortuna di imbattersi in giovani assennati, entusiasti, educati e volenterosi oltre che talentuosi, si capisce perfettamente che chi ha una marcia in più è destinato ad emergere rispetto agli altri.

Da qualche anno il Roma web fest ha anche una piccola mascotte. Che mamma ti sei riscoperta?

Non saprei definirmi come mamma perché essendo alla mia prima esperienza è tutto nuovo, magico, mentre posso dire che mi sono riscoperta una donna emotiva, desiderosa più di prima di imparare, di vedere il mondo con gli occhi dolcissimi di mia figlia. Mi trovo ad essere nuovamente bambina nell’entusiasmo e donna nel ruolo di una madre che sceglie di essere un esempio e non un’amica. Sono felice come non lo sono mai stata, ho una famiglia bellissima, come la desideravo, che inizia ogni nuovo giorno insieme a me e comunque andrà la giornata lavorativa so che spegneremo le luci della sera tenendoci per mano.

Progetti futuri?

Troppi per elencarli. Ho cassetti infiniti, fatti di idee e desideri. Finito il festival c’è un progetto cinematografico con l’Argentina e un programma tv diverso da quelli che solitamente ho condotto, ma anche un progetto di formazione che mi vedrà in una nuova veste. E poi ho nuovamente voglia di cambiare, di scoprire qualcosa in più…. Tra un anno credo che racconteremo una nuova storia.

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