DITUTTO. Intervista Esclusiva alla band VICTORIA AND THE WINEMAKERS

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“I’M INTO THAT” (Phony Art Records/Believe Digital) è il nuovo singolo della band pop-soul pugliese

Il brano è la title track dell’ep d’esordio omonimo, disponibile dal 16 maggio scorso su tutte le piattaforme digitali e in alcuni negozi di dischi.

 

Partiamo subito chiedendovi come mai la scelta del nome Victoria and the Winemakers.

Non credete anche voi che sia davvero difficile scegliere il nome per la propria band?! Vi raccontiamo come è andata: sera d’estate, a casa di Alessandro il chitarrista, vino rosso ed ennesimo dibattito sul nome da dare alla band… così “Victoria” (io) è stato facile e “and the Winemakers “ perché, così suggeriva quel bicchiere in più che addolciva la serata, il vino migliora con gli anni così come i tre moschettieri del soul/rock con i propri strumenti!

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Vi conoscevate già o è stato un incontro fortuito a spingervi a formare una band?

Io ho incontrato il batterista della band, Mino Petruzzelli, a un evento privato dove avrei dovuto cantare e a cui non volevo proprio partecipare perché non conoscevo i musicisti ed ero letteralmente nel panico! In realtà fu una bellissima giornata, ci divertimmo a suonare insieme e così Mino mi fece conoscere anche Antonio Vinci e Alessandro Accardi con cui suonava già da un po’. Qualche prova insieme fu sufficiente a capire che potevamo fare belle cose insieme.

Con parole vostre come definireste la vostra musica?

La nostra musica è sincera, a volte cruda altre volte ben ricamata da quattro pazzi che hanno deciso di mischiare tutti gli stili in uno stile solo, quello dei Victoria and the Winemakers.

Come vi dividete il lavoro creativo nella band?

I nostri brani nascono sempre da un riff di chitarra, o da una melodia o anche solo da una manciata di accordi… se “ci prende” allora si continua a costruirci sopra una canzone. È tutto molto spontaneo per noi. Sicuramente lo smanettone da studio è il batterista! Siamo fortunati perché abbiamo uno studio tutto nostro dove non abbiamo orari o vincoli per suonare e registrare.

A proposito di “I’m into that”, il vostro Ep, cosa potete dirci?

È un EP che racconta molto di noi. Non solo dal punto di vista dei testi e delle storie che raccontiamo ma anche della nostra storia musicale. C’è del pop del rock ma anche del soul. Abbiamo lavorato molto sui suoni, che rimandano un po’ al passato ma con un tocco di modernità che abbiamo voluto sperimentare …insomma DOVETE ASCOLTARLO!

Durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico?

Bella domanda! Solitamente sono gli artisti a dover “dare qualcosa” al pubblico ma si sottovaluta quanto il pubblico possa fare per gli artisti. Vedere la gente curiosa e partecipe anche solo con lo sguardo ci porta a dare il massimo! Per quanto mi riguarda percepisco molto le energie del pubblico, positive o negative che siano. E non dimentichiamo l’importanza degli applausi!

Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Una cosa importante secondo noi è aiutare e supportare i club che fanno musica, magari diminuendo le tasse che spesso per i gestori sono troppo onerose. E ai gestori stessi direi di osare di più anche nella scelta delle band, di rischiare perché la gente è curiosa e ha voglia di novità. In generale però sarebbe fantastico ritrovare la, ormai storica, figura del talent scout che è desideroso di scovare il prossimo talento Made in Italy, che investa energie in un artista in cui crede!

Desideri da realizzare futuri?

Calcare i palchi dei grandi festival della musica! Bisogna sognare sempre in Grande!

DT