“I Virtual Time”: intervista ad Alessandro Meneghini batterista della rockband

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I Virtual Time, sono una talentuosa rockband di Bassano del Grappa fondata nel 2012 e composta da Alessandro Meneghini alla batteria, Luca Gazzola alla chitarra, Marco Lucchini al basso e dal cantante Filippo Lorenzo Mocellin.

L’album “Long Distance”, un concentrato esplosivo in cui il classic, l’hard ed il folk si contaminano perfettamente tra loro, è stato anticipato dal singolo “Fire World II”, grazie al quale i Virtual Time sono stati scelti da MTV New Generation come band “Just discovered”. Da marzo 2017 è nelle radio “Waves are calling”, secondo estratto.

Intervista Esclusiva

Ciao ragazzi, come mai vi chiamate Virtual Time?

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Perché viviamo in un tempo virtuale ahaha! Beh più o meno… è dove vorremmo che anche chi ci ascolta ci raggiungesse. A parte gli scherzi, all’inizio è stato quello il motivo del nostro nome, ci accomunava la passione per la musica anni ‘60-‘70, musica decisamente d’altri tempi ma che vediamo tornare ogni tanto in modo abbastanza prepotente con gruppi come Black Keys, Rival Sons, Tame Impala… Quindi non siamo gli unici che spaziano ed attingono tra passato e presente guardando al futuro!

Quando vi siete conosciuti? Ci sono stati dei cambi di line up durante il vostro percorso?

La band è nata dall’incontro tra me (Alessandro) e il chitarrista Luca. È stato un incontro abbastanza casuale perché, quando decisi di voler dare vita a un progetto musicale, chiesi distrattamente e quasi per scherzo a un amico se conoscesse un chitarrista; questo mi disse che effettivamente ne conosceva uno, mi diede il numero di Luca, lo chiamai e così ebbe inizio il tutto. Prima di arrivare alla formazione attuale, c’è stata una girandola di bassisti e cantanti, ma siamo diventati i veri e propri Virtual Time solo dopo l’arrivo di Marco al basso e Filippo alla voce. Al primo ci siamo arrivati tramite un annuncio su “villaggiomusicale”, tra l’altro Marco è stato conquistato dal sottoscritto che, quando abbiamo fatto la prima prova con lui in studio, indossava una maglietta dei Muse: “questo è uno giusto” pensò e me lo confessò solo in seguito. Anche con Filippo è stato un incontro del tutto casuale e inaspettato. Proprio nel momento in cui eravamo senza un cantante e si pensava di portare avanti il progetto in tre, capita che esci a bere una birra in un locale per ascoltare una band di amici e tra il pubblico c’è questo capellone che “… ma io lo conosco quello, ha una bella voce!”. Serve dire altro?!

 Da quando fa parte di voi la musica? E qual è la canzone che vi riporta con la mente ai vostri primi passi in questo mondo?

Personalmente, la musica fa parte di me e della mia vita da quando ho memoria. Ricordo quando da bambino mi esaltavo guardando Fantasia della Disney e ascoltando “Le quattro stagioni” di Vivaldi, o quando in auto mio padre sparava a mille “Per colpa di chi” di Zucchero. Ancora oggi l’attacco di quella canzone mi gasa e mi fa venire voglia di picchiare duro sulla batteria.

È da poco uscito il vostro nuovo singolo Waves are calling”. Ci raccontate qualcosa di questo brano?

“Waves are calling” è la quinta traccia del nostro album e il secondo singolo estratto dopo “Fire World II”. È un brano con un sound più moderno rispetto agli altri presenti nel nostro cd, anche qui le chiavi di lettura del significato della canzone sono multiple. Da un lato infatti racconta di un rapporto sentimentale duraturo e che si protrae nel tempo, dall’altro può essere visto anche come un indimenticabile rapporto sessuale sulla spiaggia in riva al mare. La scelta di alcune parole del testo fraintendibili, non è casuale…


“Long Distance” invece è il vostro disco.
Solitamente come si sviluppa il vostro processo creativo? Avete incarichi ben definiti?

Per alcune canzoni, come “Man On The Moon”, la ballad conclusiva di “Long Distance”, questo processo è stato inusuale. Filippo è arrivato in sala prove che aveva in mente testo e melodia, per quanto riguardava la voce. Ma aveva bene in mente anche le emozioni che avremmo dovuto trasmettere coi suoni dei nostri strumenti, quindi ci siamo concentrati su quello ed abbiamo dato vita a questa canzone. Solitamente però, quando ci troviamo in sala prove, chi ha un’idea, anche solo semplicemente un riff appena abbozzato, la propone edinizia la jam session che può portare a niente di buono come può portare a “è una figata quello che hai fatto! Riproviamola!”. Gli incarichi sono definiti nel senso che ognuno si occupa dello strumento e dei suoni che conosce meglio, ma questo non esclude che, ad esempio, io che sono batterista possa proporre un riff anche se solitamente lo canticchio stonato, quasi incomprensibile agli esseri umani e talvolta fastidioso per gli animali per via degli ultrasuoni che escono. Non è neppure escluso che qualcuno metta bocca su quello che un altro fa: “quell’accordo mi suona proprio male”, “pensi anche di cantare durante la canzone o emetterai lamenti per tutto il tempo?”. Insomma, si tratta di un processo creativo democratico e rispettoso.

 Quali sono le realtà della scena musicale italiana che ti convincono di più?

 La scena musicale italiana è davvero molto attiva e ricca di proposte interessanti. Band e musicisti come Bud Spencer Blues Explosion, Verdena, Afterhours, Subsonica, Salmo, Paolo Conte, sono artisti che ci convincono e coi quali ci farebbe davvero piacere collaborare. Un riferimento e un grande apprezzamento a tutta la scena underground mi sembra d’obbligo. Abbiamo conosciuto davvero tanti musicisti che lavorano sodo per far conoscere la propria musica e per far vedere che c’è sempre un nuovo messaggio da comunicare, nuove emozioni da vivere e nuove canzoni da ascoltare.

Cover_Virtual-Time

Avete già programmato un tour? Dove vi potremo vedere?

Stiamo già promuovendo da tempo il nostro disco e continueremo a farlo nei prossimi mesi. Invito i lettori a seguirci sulla nostra pagina Facebook o sul nostro sito internet per rimanere aggiornati su tutti gli eventi futuri. Abbiamo di recente concluso un accordo per un breve tour di 4 date in Olanda a Dicembre. Non vediamo davvero l’ora di portare la nostra musica anche in questo paese e vivere questa esperienza che sicuramente ci farà crescere ed aggiungerà chilometri alla “Long Distance” che stiamo coprendo e che continuiamo a percorrere.

Altri progetti?

Di progetti e sogni nel cassetto ce ne sono molti, le nostre menti fermentano sempre e continuano a partorire idee. Come dicevo prima, ci piacerebbe collaborare con quegli artisti italiani che ammiriamo, vorremmo davvero tanto aver la possibilità di aprire il concerto di una delle band internazionali che ci ispirano (Black Keys, Tame Impala, Rival Sons, Wolfmother, Nothing But Thieves, Biffy Clyro, Alabama Shakes… e la lista continuerebbe per molte righe, è molto lunga e varia). Rimanendo coi piedi per terra, è già in cantiere il prossimo album, stanno uscendo molte idee innovative dal punto di vista compositivo e degli arrangiamenti. Siamo certi non annoieremo e speriamo col prossimo album di riuscire, ancora una volta, a trasmettere emozioni, quello che proviamo quando suoniamo la nostra musica.

Dt

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